Virginia Raggi: La "sindaca" che non ha bisogno degli uomini

Virginia Raggi è la nuova "sindaca" di Roma
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Virginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma e invece di parlare della sconfitta di Matteo Renzi e del PD, ci si concentra sulla lettera dell’ex marito e sul fatto che è una donna e che bisognerebbe chiamarla “sindaca”.

Prima ci si lamenta del fatto che ci siano poche donne al potere, poi, quando succede, bisogna stare attenti a come le si chiama. Cosa bisogna fare per non avere costantemente il dito delle femministe puntato addosso? Quando finiranno questi inutili piagnistei? Virginia Raggi è stata eletta sindaco di Roma e invece di parlare del fatto che il cavallo di Matteo Renzi sia stato umiliato alle urne, che il Movimento 5 Stelle abbia preso la Capitale - probabilmente non solo per i suoi meriti, ma soprattutto per la cattiva gestione delle precedenti amministrazioni -, ci si concentra sui titoli dei giornali che, chiamandola “sindaco” anziché “sindaca” e sottolineando che sia una donna bella e giovane, cadono nella trappola del sessismo. Per carità, la prima pagina del Tempo che ha fatto il giro del web è disgustosa: non tanto perché maschilista, ma perché gioca sui cliché sessisti per screditare un avversario politico; e anche quella di libero non scherza; ma le sofisticazioni linguistiche di Michela Murgia, una femminista che non si accontenta mai, sembrano davvero voler sviare l'attenzione dal dato politico con la scusa della parità tra i sessi. La Raggi dovrà amministrare Roma - più che una vittoria sembra una condanna - e avrà senz’altro cose molto più importanti a cui pensare: discutere sul fatto che, in quanto donna, debba essere definita con un appellativo diverso, dimostra quanto siamo indietro sull'argomento.

Perfino l’ex marito della neoeletta “sindaca” è stato massacrato dalle femministe. Quel poveretto ha scritto una lettera all’ex moglie sul suo blog, una lettera un po’ ingenuotta, senza dubbio, a tratti addirittura infantile e sdolcinata, eppure capace di scatenare le critiche più feroci. Quelle parole, che appaiono sincere proprio perché un po’ banali, sono state analizzate con chirurgica precisione, ma soprattutto con l'ausilio della pericolosa lente del pregiudizio. Qualcuno dovrà spiegarci, ad esempio, come la frase “sarò lì per proteggerti, anche da lontano” possa essere giudicata maschilista. Eppure è stato scritto. Ancora i soliti, maledetti cliché - minacciano le femministe: la donna che ha bisogno di protezione, la donna che vive sempre nell’ombra dell’uomo e via dicendo, quando invece quello stronzo dell'ex marito della Raggi non ha alcun ruolo nella sua vita, non ha alcun merito in questa vittoria. La Raggi ce l’ha fatta da sola e ce la farà da sola, nessun bisogno di fiori e paroline dolci. Con queste femministe, insomma, comunque si fa si sbaglia. Il marito perfetto, per loro, non esiste: o è troppo macho o è senza palle; o è un cinico individualista o una palla al piede da prendere per i fondelli. Queste donne non sono dei semplici esseri umani, sono delle super-donne. E ci faranno un culo così. Che ne pensate? Venite a dire la vostra twittando al nostro account ufficiale @meltybuzz_it.

Crediti: Speakers Corner, Rai 1