Violenza sulle donne: La pubblicità di Clendy è un epic fail?

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Una pubblicità che fa riferimento al femminicidio si trasforma in un boomerang per l'azienda che l'ha prodotta, la Clendy. Ma l'epic fail potrebbe nascondere un'intenzione volutamente negativa. melty.it vi dice di più.

Annientati. Una campagna pubblicitaria che volge rapidamente nell'epic fail dell'anno. Dopo Carlsberg e lo spot in cui viene messa a rischio l'amicizia di una vita, è il turno dell'azienda Clendy a finire, suo malgrado, sotto i riflettori. Clendy, azienda di Casoria (Napoli), è specializzata nei prodotti per l'igiene della persona, della casa e degli acessori. Ad oggi vanta un catalogo di prodotti per tutte le esigenze dei consumatori... e una campagna pubblicitaria tra le peggiori della storia. In un periodo in cui una donna viene uccisa ogni due giorni dai suoi conoscenti o parenti, i responsabili dell'azienda hanno avuto la malsana idea di lanciare una pubblicità su "Kit Elité", un panno in microfibra dalle proprietà inenarrabili. "Kit Elitè", infatti, nelle intenzioni dei creatori dovrebbe essere in grado di "eliminare proprio tutto". Peccato che, per dimostrare la sua efficacia, la pubblicità faccia riferimento in maniera inequivocabile al femminicidio.

Nella pubblicità, infatti, viene ritratto un giovane uomo ai piedi del letto. Dietro di lui, emerge dalla coperta il corpo di una donna in posizione innaturale. La si direbbe morta. La pagina Facebook dell'azienda è stata immediatamente bersagliata di insulti. "Fate schifo" e "Ma chi c'avete nell'area marketing? Hitchcock? " sono i più gentili. Alcuni utenti hanno già annunciato una denuncia allo Iap, l'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria. Su Change.org è già partita una petizione all'azienda per chiedere il ritiro immediato della pubblicità. Alcuni particolari fanno presumere che la pubblicità non sia del tutto un "errore" dell'azienda. In poche parole, potremmo trovarci di fronte a un messaggio volutamente negativo, il cui unico scopo sarebbe quello di attirare l'attenzione del pubblico sull'azienda. Ignorando ogni codice etico dei consumatori. La pubblicità, infatti, non è ancora stata ritirata da Facebook, come spesso accade in questi casi. Inoltre, esiste anche il doppione "maschile", a ruoli invertiti: come un estremo tentativo di non oltrapassare il limite del "politically correct". Tentativo fallito, ovviamente.

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