Unioni Civili: I dolori dei TeoDem sul DDL Cirinnà

Matteo Renzi e i TeoDem
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IL CORRIERE DELLA RESA – In questi minuti sta iniziando la discussione in Senato sul DDL Cirinnà e nessuno sta pensando ai TeoDem.

Matteo Renzi ha parlato di voto di coscienza (cosa non avvenuta, chissà mai perché, per le riforme costituzionali) sul DDL Cirinnà che si appresta ad iniziare l'iter parlamentare in questi minuti, ma nonostante questa apertura c'è una categoria politica che sta vivendo un periodo davvero difficile: i TeoDem. I più cattolici tra i democratici sono stretti tra due fuochi, visto che la disciplina sulle unioni civili potrebbe essere approvata anche senza di loro grazie a maggioranze variabili (coi 5 stelle e SEL se la legge non cambierà, per merito di alfaniani e verdiniani se subirà delle piccole modifiche) e si trovano dunque ad essere trattati come un Civati qualsiasi nonostante mesi e mesi di fedeltà assoluta al renzismo. Alcuni inviati del Corriere della Resa sono riusciti a parlare con dei rappresentanti TeoDem e, ripresisi dall'esperienza, a sintetizzarci quali sono le sensazioni più diffuse in questo triste momento.

Una famiglia tradizionale in un recente scatto

SCONFORTO – I TeoDem hanno seguito il loro mito renziano ovunque, sin da quando, giovane cattolico, sosteneva il Family Day nel 2007. Hanno votato tutto ciò che il leader ha loro sottoposto, hanno chiuso gli occhi davanti all'avvicinamento allo sconcio Berlusconi e si sono commossi nel riabbracciare Alfano e nel discorrere per ore con lui di famiglia tradizionale. Sentirsi messi da parte e facilmente sostituibili li ha gettati nello sconforto.

PREOCCUPAZIONE – L'irrilevanza politica è dietro l'angolo ed anche se i TeoDem sanno che Renzi potrebbe tornare da loro da un momento all'altro per approvare qualche legge invisa alle altre componenti della maggioranza variabile, sono troppo furbi per non essere consapevoli del fatto che quando il declino politico inizia ci si può ritrovare senza nemmeno rendersene conto a parlare di agricoltura su una rete locale con Gianfranco Fini, altro che riunioni con la Boschi.

DOLORE – Ah no scusate quello è per il cilicio.

Crediti: Gianni Berengo Gardin, Hufftington Post