Terzo Segreto di Satira: L'intervista esclusiva a Massimiliano Loizzi

Massimiliano Loizzi
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Abbiamo avuto l'onore di intervistare Massimiliano Loizzi, noto per essere uno dei volti del Terzo Segreto di Satira ma anche per tanti altri progetti paralleli.

Massimiliano Loizzi è un attore con una lunga gavetta teatrale alle spalle, diventato recentemente celebre per due motivi. Il primo è, ovviamente, il ruolo di protagonista (spesso nei panni del “renziano”) che ha ricoperto in tantissimi filmati spassosi del Terzo Segreto di Satira, il collettivo satirico più geniale in circolazione (sono decisamente i pupilli della nostra redazione satirica de Il Corriere della Resa). Il secondo, più recente, è l'aver pubblicato su Facebook una fotografia divenuta virale in cui prendeva in giro Matteo Salvini che donava il sangue. Abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare questo personaggio eccezionale che intende salutare i lettori di meltyBuzz con questo motto mutuato da suo nonno: “È sempre meglio essere soli ed ubriachi che essere soli e non essere ubriachi. Buonanotte e sogni di bronzo a tutt*”. Non perdetevi ciò che ci ha raccontato.

Terzo segreto di satira - L'amore ai tempi del renzismo

Ciao Massimiliano, dicci qualcosa su te. Mi chiamo Massimiliano Loizzi sono nato di notte alle tre e trenta del mattino, un giorno di settembre del 1977 con i capelli sfatti e la barba di tre giorni e da allora son cambiate poche cose e intendo nel mio paese. Sono un grande amante del vino, della libertà e dell'amore in tutte le sue forme, anarchico e libertario, amo una donna come fossero mille ed ho un bimbo che si chiama Libero. Odio i primi ministri ma anche i secondi, i terzi, i quarti etcetera etcetera, i fascisti, i nazisti dell'Illinois e le merde... a meno che non siano ben condite. Se potessi rinascere, vorrei essere rom. Sono perennemente in tournée con i Mercanti di Storie, un piccolo consorzio informale di poeti, pagliacci, musicanti precari e indipendenti, in qualunque luogo, bar, teatro, piazza che voglia ospitarci: parlo, canto e suono dal vivo, perché non sono ancora morto... e con me il compagno e maestro Giovanni Melucci fra i migliori che il mondo potesse offrirmi, fra i più grandi (musicisti) che il mondo possa offrire. Scrivo di notte guardando i riflessi della Martesana sulla mia finestra. Il mio motto me l'ha tramandato mio nonno: ci vuole pazienza ed un revolver.

Vuoi parlarci dei tuoi progetti? Dei Mercanti di storie, per esempio. Siamo nati nel 2003, oramai 12 anni fa, quando in Italia si credeva ancora che Berlusconi potesse cambiare le cose, con un monologo musicale ispirato alla vita ed alla poesia di Piero Ciampi, cantautore di straordinario insuccesso, poeta della vita e della bottiglia, uno dei più grandi dimenticati... e visti i tempi decidemmo di chiamare lo spettacolo “Mi sono arreso a un nano” che ancora oggi 12 anni dopo e più di 250 repliche dopo, in tutto il paese, è un titolo che conserva la sua valenza molto forte. Da allora non ci siamo mai fermati e proponiamo ovunque ci chiamino e ci paghino, la nostra originale fora di teatrocanzone, in bilico fra satira e poesia, musica e parole; se volete saperne di più chiamateci, cercateci o andate sulle nostre pagine etc che non sto qui ad asciugare gli scogli col phon! D'altronde come diceva sempre mio nonno: quando l'amore è vero amore, è sempre un atto di rivolta e la rivolta è sempre un atto d'amore.

Il monologo dei Mercanti di Storie "Quando sarò morto"

Quali sono i tuoi punti di riferimento, sia satirici che teatrali? Cosa guardi e cosa apprezzi nel panorama italiano contemporaneo? Sono molti e diversi: Gaber e Iannacci per quel che riguarda la scuola milanese del teatrocanzone, poi Paolo Rossi che è stato ed è il mio maestro con il quale ho cominciato a lavorare nella tournée de “Il Signor Rossi e la Costituzione”, buttato sui più grandi palchi d'Italia, in scena solo con lui (oltre ai suoi grandi musicisti che da sempre lo accompagnano) ad appena 24 anni; e poi Tom Waits, il mio personale Gesù, Bill Hicks, Chaplin, Woody Allen ovviamente, i Monty Python e chi più ne ha, più ne metta. Lercio mi fa sempre molto ridere e Crozza in alcuni suoi spunti. A teatro non ci vado mai perchè 97 casi su 100 fa cagare e annoia da morire, ma per fare un nome su tutti direi Robert LePage; invece fra i miei coetanei citerei Andrea Cosentino, Riccardo Goretti e Walter Leonardi.

Come è nata la tua partecipazione al progetto del Terzo Segreto di Satira? Dopo l'esplosione che i cinque autori e registi del collettivo hanno avuto in seguito al “Favoloso mondo di Pisapie” nel maggio 2011 hanno cominciato a scrivere e dirigere nonché montare (visto che sono dei fottutissimi geni e fanno tutto loro) altri corti; mi conoscevano per i miei lavori in teatro e mi hanno chiamato per il primo “Natale con il PD” e da lì è cominciata la nostra bellissima collaborazione; ovviamente non possiamo più fare a meno l'uno dell'altro e quindi viviamo tutti insieme in un monolocale in affitto in via Meda.

Terzo segreto di satira - I due volti del PD

Il Terzo Segreto di satira è un raro caso di un collettivo che si contraddistingue per una scrittura di alta qualità e che riesce a raggiungere il successo. C'è speranza per chi non vive di tormentoni? Credo proprio di sì. Alla fine la qualità vince sempre, quantomeno alla lunga se non lunghissima... insomma si spera. Noi abbiamo trovato un fantastico equilibrio fra autori e attori (io faccio parte di questi ultimi) che ci permette di capirci al volo, un'intesa che regala al nostro lavoro grande serenità e divertimento che poi credo proprio arrivi a chi ci guarda. In questo momento sono almeno tre i gruppi o collettivi che stanno producendo cose di ottima qualità per il web e che poi son passati alla tv o al cinema e questo denota la presenza di una grande libertà di espressione, che la televisione del tormentone assolutamente non può offrire, ed anche un ricambio generazionale che sta schiacciando quella viscida censura culturale che ha pervaso gli utlimi vent'anni di televisione. Spero che questa possa essere per tutti un'occasione di slancio per nuove forme di libertà d'espressione. Poi, come mi hanno scritto in molti con l'intento di insultarmi a proposito del mio post sulla donazione di sangue di Salvini, non vieni considerato artista se non sei famoso: non sei nessuno se non sei qualcuno e sei qualcuno solo se il tuo volto è noto a tutti, quale che sia la ragione di questa notorietà. Mi auguro che questa equazione possa essere ribaltata e si torni ad apprezzare un attore, un commediante, un regista o quel cazzo che è, per il solo lavoro che fa.

Come ci si sente ad essere identificato col "renziano"? Molto male.

Crediti: Terzo Segreto di Satira