Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

La dama con l'ermellino
Ecrit par

Stefano Guerrera è la mente geniale che si cela dietro alla pagina Facebook "Se i quadri potessero parlare". Ecco la nostra intervista a base di social, visual communication e, ovviamente, storia dell'arte: leggetela su meltybuzz.it!

Il successo ottenuto da Stefano Guerrera, studente universitario romano come tanti, è stato talmente ingente e soprattutto fulmineo che lui per primo non riesce ancora a rendersene conto: perché Se i quadri potessero parlare, la pagina Facebook di cui è artefice, altro non era, in origine, che un mero passatempo da "spammare" agli amici sulla sua bacheca personale. Diventata virale in tempi davvero velocissimi, Se i quadri potessero parlare ha raggiunto in una manciata di mesi più di 570,000 like, diventando un felice porto in cui approdare per farsi due risate e, soprattutto, fonte di lavoro per lo stesso Stefano, che ha da poco felicemente concluso una collaborazione con TeeTrend, brand di abbigliamento che realizzerà per l'appunto una serie di magliette basate sulle gag "artistiche" di Se i quadri potessero parlare. Abbiamo avuto il piacere di intervistare il simpaticissimo Stefano, con il quale abbiamo parlato di social network, progetti futuri e, ovviamente, storia dell'arte!

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

Ciao Stefano! Se dovessi scegliere un quadro per descriverti, quale indicheresti? Sicuramente Le bonheur de vivre di Matisse, anche soltanto per il titolo: La gioia di vivere. Sono contento per quello che mi è successo e sono e sarò riconoscente - sempre - a tutte le persone che hanno reso possibile tutto ciò. Nei confronti di tutte le persone che hanno cliccato quel tanto agognato "mi piace" sulla mia pagina. È solo grazie a loro se tutto questo è accaduto.

Chi era Stefano Guerrera prima di diventare "il genio di Se i quadri potessero parlare"? Oddio, genio, no dai! Ricevo un sacco di complimenti, tutti quanti positivissimi e molto, molto belli, ma io non mi sento affatto un genio. Sento solo di aver fatto qualcosa che avrebbe potuto fare chiunque. Prima della pagina però ero un po' triste, questo sì. Triste perché per una serie di motivi e congiunzioni astrali (LOL) la mia vita non era propriamente rose e fiori, anzi... ho perso il lavoro, ero disoccupato da tempo e in realtà avevo quasi perso le speranze. Poi improvvisamente è cambiato tutto, tutto così in maniera repentina e inaspettata.

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

Domanda doverosa: come ti è venuta in mente la genialata di Se i quadri potessero parlare? Qual è stata la scintilla? In realtà è successo tutto quanto in maniera molto casuale. Ho postato i primi due quadri sul mio profilo personale e tutti quanti hanno apprezzato tanto da lì poi sotto consiglio di una mia amica ho aperto la pagina e BOOM. Scherzando, sotto l'album del mio profilo scrissi "Ora storia dell'arte la faccio io, a modo mio", il tutto perché su Facebook in quei giorni girava con insistenza una petizione per far sì che la storia dell'arte fosse rivalutata nella scuola media superiore e non castrata riducendo le ore di lezione. Il format è nato in seguito alla grande diffusione di un'applicazione per iPhone chiamata Snapchat: in America c'era appunto questo trend di far parlare gli oggetti attraverso queste caption, altre volte, invece, venivano modificate delle foto facendole somigliare a dei quadri, il tutto sempre attraverso quest'applicazione. Da lì l'idea di utilizzare i quadri applicando il processo inverso.

Facebook testimonia che la tua pagina web è stata aperta il 18/10/2013. Attualmente conta 556k di like. Ti saresti mai aspettato un successo così? Assolutamente no, non credevo neanche fosse possibile in così breve tempo. La diffusione della pagina è stata capillare ed ha interessato praticamente chiunque. Le varie copie della mia pagina poi, inizialmente mi hanno fatto arrabbiare poi però ho imparato a vedere questo fenomeno come un complimento.

Torniamo velocemente ai quadri: se dovessi, invece, scegliere il tuo quadro "parlante" preferito, quale sceglieresti? Il mio quadro preferito in assoluto è Il triste presentimento di Girolamo Induno, è quello che più di tutti mi fa ridere, è quello che più di tutti mi rispecchia. Quante volte su WhatsApp l'abbiamo pensato?

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

Al di là del progetto, sei esperto o particolarmente appassionato di storia dell'arte? Preferisci l'arte classica o moderna? In realtà non sono assolutamente un esperto d'arte. Studio ingegneria informatica, e come potrai ben immaginare non c'entra assolutamente nulla con quello che studio. Ed è incredibile quanto questa giocosa avventura mi abbia fatto conoscere tante, tante opere che non credevo neanche esistessero. Preferisco l'arte classica ma apprezzo alcuni aspetti di quella moderna. Alcuni concetti dietro le opere d'arte moderna sono molto ricercati e apprezzabili. Ovviamente, poi, c'è sempre quel principio cardine dell'arte moderna che tutti quanti abbiamo pensato almeno una volta nella vita guardando un'opera: "Eh ma potevo farlo anche io, che ci vuole? !" Sì, vero ma tu non l'hai fatto.

Prima della notorietà, qual era il tuo rapporto coi social network? E con quali ti diverti maggiormente? In realtà io sono da sempre un social junkie, sono da sempre presente su tutti i social. Su Twitter la mia iscrizione risale al 7 gennaio del 2007: c'eravamo tipo io, l'uccellino blu e il tizio che ha inventato Twitter. Uno dei social che mi diverte di più è sicuramente Vine. Mi piace l'umorismo americano e mi piace tanto il fatto che sia tutto sviluppato in soli 7 secondi.

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

I social stano sempre più virando sulla comunicazione visiva (basta pensare a Instagram o Pinterest): volendo azzardare un'ipotesi, quale sarà, secondo te, il prossimo passo? Sono sicuro che ci sarà una grande rivalutazione delle GIF perché riescono ad unire le immagini facendole sembrare un video ma restano molto leggere e versatili. Per il resto, in realtà, credo che ci sarà sempre più voglia di sentirsi vicini e la foto è stata solo il primo passo, arriveranno ad essere sempre più presenti i video.

Su FB vi sono un sacco di "parodie" di "Se i quadri potessero parlare": Se i quadri avessero Instagram, se i quadri parlassero napoletano, eccetera eccetera. Tu collabori con qualcuna di esse o non hanno nulla a che fare con te? Nel caso della seconda ipotesi, ti dà fastidio essere un po' "scopiazzato" o, invece, è una cosa che ti inorgoglisce? Ce ne sono tantissime, sì. Non collaboro con nessuna di esse in realtà e sì, un po' per assurdo sono contento di aver dato inizio ad un fenomeno che ha interessato praticamente tutta Italia.

La notizia più recente che ti riguarda è la collaborazione con Teetrend che si è accaparrata l'esclusiva per le magliette tratte da "Se i quadri potessero parlare". Ti va di raccontarci com'è andata? Esattamente, sì. Sono contentissimo e soprattutto sono contento di aver ricevuto tutti feedback molto positivi. Le maglie al Pitti sono piaciute a tutti e sulla pagina non vedono l'ora di acquistarle. È stato molto bello perché questa collaborazione è nata in maniera quasi naturale. I miei quadri infatti sono proprio in linea con il loro mood usato nelle maglie.

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera

Hai altri colpi di genio in pentola o progetti futuri? Non sono mai abbastanza, il bello è proprio lì. Sapersi reinventare, maturare e sorprendersi sempre!

Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera - photo
Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera - photo
Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera - photo
Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera - photo
Se i quadri potessero parlare: Intervista esclusiva a Stefano Guerrera - photo
Crediti: Stefano Guerrera, iPellatta, facebook, Youtube