Salvini, Renzi, Gasparri: Perché i politici si ridicolizzano sui social?

Salvini, Renzi e Gasparri fin dove si spingerà la comunicazione politica sui social?
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Salvini e le foto della sua "vita campestre", Gasparri che usa Twitter come un ragazzaccio, Renzi che risponde ai tweet come se stesse al bar: perché i politici si ridicolizzano sui social? Ingenuità o marketing?

Se non avete ancora fatto un giro sui profili social di Matteo Salvini, dovete rimediare immediatamente. Il leader della Lega, infatti, che fa del populismo il cardine dei suoi discorsi politici, è di una straordinaria coerenza (purtroppo) anche on line: difficile essere più nazional-popolari di così. Il suo profilo Facebook sembra quello di un contadino. Risvegli in campagna, foto con le mucche e con gli allevatori, passeggiate al mercato e resoconti di incontri con la gente comune. Insomma, il famoso discorsetto della Lega che è un partito che sta sul territorio fa sempre brodo. Tra un’immagine dagli echi bucolici e l’altra, qualche video sulle numerose apparizioni in tv e i soliti sbrocchi su extracomunitari e Unione Europea, spunta anche qualche riferimento alla cultura pop, come quel tweet in cui Matteo mostra il “miele di casa nostra” prima di darlo ai suoi figli, mentre si prepara a vedersi il serale di Amici. Ecco, queste cose sono quelle che gli riescono meglio. Altrimenti si rischia di andare fuori strada, come è accaduto con quella famigerata foto in cui si fa le analisi del sangue o con il suo tragicomico reportage da Bruxelles, il giorno degli attentati terroristici. Campagna, salotti televisivi e soliti slogan. Ci basta così.

Ma Salvini non è niente se paragonato a Maurizio Gasparri. Se il leader della Lega, qualche volta, riesce ad ispirare una certa tenerezza (non si direbbe, eh?), l’attuale Vice Presidente del Senato utilizza Twitter come un ragazzaccio difficile. E’ il minimo che si possa dire. Refusi e errori grammaticali ogni 2 per 3 - il caso #chiesimo è ancora fresco fresco -, offese di ogni genere rivolte agli avversari politici (e non) e litigi con il rapper grillino o “sinistrorso” di turno - vi ricordate i suoi mitici scontri con Fedez? - sono il pane quotidiano sul suo profilo Twitter. Ok, ok, oramai - anche grazie all’imperdonabile ingenuità di Michele Serra - ci siamo ricordati che Gasparri ha anche lui uno staff che si occupa dei suoi social, ma la cosa non depone certo a suo favore. Cosa dobbiamo pensare? Che quella di trasformare i politici in fenomeni da baraccone, in bimbiminkia attardati, sia una strategia pianificata a tavolino? Che se l’obiettivo è quello di avvicinare i politici alle persone comuni, allora questo ed altro? O che il popolo del web si aspetta solo provocazioni e un linguaggio da bar dello sport?

Bisognerebbe chiederlo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Eh sì, perché anche lui, nonostante sia ben lontano dalle irrangiungibili vette dei suoi colleghi, non disdegna affatto questa sorta di "desacralizzazione" del ruolo istituzionale che ricopre. E non parliamo solo della famosa apparizione ad Amici di Maria De Filippi con la giacca di pelle, o degli interventi nel salotto di Bruno Vespa come se stesse a casa sua. E’ con il #matteorisponde, in diretta su Facebook e su Twitter, che Renzi raggiunge vette inesplorate della comunicazione politica. In pratica guardare il video è un po’ come andare al bar - per più di un’ora - con il Primo Ministro. Renzi prende il cellulare, legge i tweet, apostrofa giornalisti e semplici utenti come se fossero amici suoi, risponde - a volte, non sempre - un po’ così alla carlona, gesticolando, sbattendo le mani sul tavolo, infervorandosi o compiacendosi delle proprie battutine. Per chi non ci è abituato, come noi - è stato il nostro primo #matteorisponde - guardare Renzi è come perdersi nelle gesta di un personaggio d’avanspettacolo. Cosa ne dobbiamo dedurre? Che la politica oramai è solo comunicazione fine a sé stessa?

matteorisponde

Pubblicato da Matteo Renzi su Martedì 5 aprile 2016

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Crediti: web