Pintus, Alessandro Siani, Emma: Sanremo 2015 bocciato da Twitter

Il pubblico di Sanremo 2015 boccia la mediocrità di Siani&co.
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Il monologo di Alessandro Siani, quello di Pintus e la conduzione di Emma Marrone sono tra i flop più evidenti di questo Sanremo 2015. Il pubblico se ne è accorto e non li ha perdonati. Intanto, dietro le quinte dell'Ariston, brillano le stelle di Rocco Tanica e Saverio Raimondo.

Martedì 10 febbraio, prima serata del Festival di Sanremo: il tradizionale siparietto comico viene affidato ad Alessandro Siani. Il suo monologo inizia con una battuta di cattivo gusto rivolta ad un ragazzino in sovrappeso seduto in tribuna "Ce la fai a entrare nella poltrona, zio? ". Che simpatia! Il resto è un'accozzaglia di banalità e di luoghi comuni. Il pubblico, per fortuna, se ne accorge e lo massacra sui social. Nonostante tutto, il Festival fa il botto in termini di audience. Record assoluto. Ma quella macchia resta, indelebile. Mercoledì 11 febbraio, seconda serata: altro giro altro premio (per il peggior comico vivente). Tocca ad Angelo Pintus, scuola Colorado Cafè. Poche idee, espresse male e un monologo sui rapporti tra italiani e francesi che sembra fuori luogo e che fa ridere poco o niente - lo dice perfino quell'emblema di sobiretà che è Giancarlo Magalli. Anche in questo caso la perfomance mediocre del comico triestino non passa inosservata: "Pintus, braccia rubate all'agricoltura", si legge sui social. Il Festival perde 8 punti di share e lascia la sensazione che, tutto sommato, chi non merita non viene premiato (dal pubblico).

Escludendo i cantanti in gara, i riflettori dell'Ariston hanno messo in luce in maniera impietosa le cattive scelte della gestione Conti. Prima fra tutte: Emma Marrone. L'artista salentina ha confermato di essere lodevole solo quando fa il suo mestiere, cioé cantare. Ma condurre una trasmissione televisiva è un'altra storia. Le sue battute sui terroni (da Oscar del peggio la freddura "Charlize è Theron come me") e quella frase in inglese rivolta a Conchirta Wurst che sembra essere stata imparata a memoria come uno scolaretto farebbe con una poesia, per vendicarsi delle critiche che le erano piovute addosso all'Eurovision, non fanno che aggravare la sua situazione. Non c'è niente da fare. Se non si è in grado, sul palco dell'Ariston conviene essere invisibili. Come fa Carlo Conti, la cui conduzione - come sempre incolore - è in realtà molto furba. Confondersi con la tappezzeria per non essere giudicati è un'ottima strategia per rastrellare consensi e tappare la bocca ai critici per manifesta mancanza di argomenti. Anche questo è un merito. Magari lo facessero anche certi altri suoi colleghi.

Dietro le quinte, invece, lontano da quei riflettori e dai lustrini del palco dell'Ariston, c'è chi brilla di luce propria. Saverio Raimondo - comico pressocché sconosciuto al grande pubblico - è riuscito ad impreziosire con il suo talento il Dopofestival, che da qualche anno sembra essere diventato più interessante del Festival vero e proprio. E lo stesso discorso vale per Rocco Tanica. Il tasterista di Elio sembra essere lontano anni luce (in tutti i sensi, anche "fisicamente") dal lussuoso palco gestito dalla governante Carlo Conti, eppure, in collegamento dall'esilio della sala stampa, è riuscito magicamente a strapparci più di un sorriso con la sua rassegna stampa surreale e polverosa fatta di vecchi giornali per appassionati. Anche in questo caso il pubblico ha premiato la qualità. Su Twitter è stato un autentico tripudio per Rocco Tanica, raffinato e divertente, a differenza dei suoi giovani e viziati colleghi che - sulla carta - erano destinati alle luci della ribalta. Il vero protagonista di questo debutto sanremese è stato, quindi, il dietro le quinte, autentico spiraglio di luce nelle viscere di uno spettacolo noioso e terribilmente banale.

Federico Iarlori

Crediti: web , youtube, corriere