Paul Walker e Nelson Mandela: La morte, le bufale e la disinformazione

Paul Walker e Nelson Mandela: La morte dell'informazione?
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La morte di Nelson Mandela e Paul Walker ha dominato le cronache di questa settimana, scalzando per importanza ogni altra discussione sui social. Ma quanto è stato detto di vero? L'editoriale di meltybuzz.it.

Come da copione, l'annuncio della morte di due grandissimi - e agli antipodi - personaggi, Nelson Mandela e Paul Walker, ha raggiunto il pubblico italiano attraverso i social, e lo scambio frenetico di tweet, messaggi e condivisioni, prima di quanto riuscissero a fare giornali e agenzie stampa. La morte di Paul Walker, avvenuta il 30 Novembre, è stata accompagnata da una serie infinita di supposizioni e false notizie sulle circostanze in cui è avvenuto l'incidente. Non si contano i video su Youtube, come quello dei fatali "ultimi trenta secondi", rinominati apposta con il nome di Paul Walker per attirare visualizzazioni e commenti altrimenti impossibili da raggiungere. Da ricordare, inoltre, la lettera fake della figlia di Paul Walker, Meadow Walker, subito smentita ma diventata a tal punto virale da essere ancora condivisa dagli utenti. Così come, per Nelson Mandela, morto il 5 Dicembre dopo mesi di agonia, hanno fatto discutere a lungo i tweet falsi di Paris Hilton, e i titoli demenziali del sito web del Giornale, che gli ha attribuito la "paternità" dell'Apartheid, salvo poi fare pubblica ammenda.

I decessi di Nelson Mandela e Paul Walker, proprio per la vicinanza e quasi contemporaneità con cui sono avvenuti, devono farci riflettere a fondo fino a che punto Internet è una fonte credibile di informazioni. Noi di meltybuzz.it siamo stati impegnati, in questi giorni, a una vera e propria "guerra dell'informazione": un lavoro di nervi, per non cedere al titolo sensazionalistico e aspettare, anche a costo di farci superare, prima di dare credito a una fonte piuttosto che a un'altra. Se non è in discussione la velocità con cui le informazioni si propagano atraverso Internet - punto di forza messo in luce da qualunque adepto del giornalismo partecipativo - nondimeno la quantità di false notizie, fake, bufale e becere battute di chi ha speculato sulla morte di questi due personaggi è tale da far riflettere sull'utlità, dal punto di vista di un qualsiasi utente di Internet, di esporsi a una simile quantità di informazioni in tempo reale. E sul grado di inciviltà di una parte della Rete, che mette da parte il rispetto per i morti - anche quando questi lasciano una figlia sola al mondo - in nome di un Dio del click che finora ha pagato ben pochi dei suoi debiti.

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