Pasolini, Muccino e Fabio Fazio: Hanno vinto gli "Accattoni" mediatici?

Pasolini e la banalizzazione mediatica nei quarant'anni della morte
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Pier Paolo Pasolini in Trend Topic su Twitter per due giorni non ce l'aspettavamo. Peccato che ci sia finito per i motivi sbagliati, svenduto sulla piazza mediatica tra banalizzazione e deformazione.

Vedere un intellettuale del calibro di Pier Paolo Pasolini dominare la Trend Topic di Twitter per più di 24 ore ha quasi del miracoloso. E infatti l'evento non si è verificato per caso. Nel giorno del quarantesimo anniversario della sua morte, Pasolini è stato "ucciso per la seconda volta" e i suoi resti dilaniati dagli "Accattoni" mediatici che ne hanno banalizzato e/o deformato il valore simbolico e l'eredità intellettuale. Il concetto è stato esemplificato alla perfezione dal filosofo del momento, Diego Fusaro, che in un post su Facebook ha scritto: "Muccino che critica negativamente i film di Pasolini e Fabio Fazio che elogia Pasolini riducendolo a stralunato giocatore di pallone sono perfettamente complementari in quello che vorrei definire l'idiotismo dilagante della società mediatizzata, in cui il pensiero critico è azzerato, gli autori non allineati sono normalizzati e domina solo la triade heideggeriana di chiacchiera, curiosità, equivoco". Non si sorprenda il Premier Matteo Renzi se viene massacrato su Twitter nel momento in cui si azzarda a citare il poeta friulano.

La chiacchiera e la curiosità di cui parla Fusaro l'hanno fatta da padrona nel salotto di Fabio Fazio, in prima serata su Rai 3, con Dacia Maraini e Gianni Morandi che descrivono il poeta friulano "come un calciatore provetto e un po’ stralunato, familiare e simpatico, anche se un po’ sulle sue" - scrive Fusaro in un post sul sito del Fatto Quotidiano, - guardandosi bene dal discutere su ciò che Pasolini diceva della televisione e del capitale, del potere e della civiltà dei consumi. Una visione bidimensionale e attenuata di uno dei più grandi e controversi intellettuali del Novecento, perfetta per intrattenere il pubblico televisivo colto e "di sinistra", senza creare disturbare nessuno. Un po' tutti sul web - Matteo Renzi compreso - hanno cavalcato l'onda in questo modo, riducendo il personaggio Pasolini ad una macchietta e facendo a gara nel postarne un ricordo più o meno personale o una citazione più o meno funzionale ai propri fini. Poi, in un attimo, dalla "modina" della glorificazione all'acqua di rose si è passati all'estremo opposto.

A cavalcare l'onda in senso contrario ci ha pensato Gabriele Muccino. Il regista italiano, sbarcato da qualche anno ad Hollywood, ha pensato bene di postare sul suo profilo Facebook direttamente da Malibù un lungo sfogo in cui critica senza pietà Pasolini, definendolo un regista senza stile che aveva un approccio amatoriale al cinema. Apriti cielo. Il post del regista dell'Ultimo bacio - lungi, secondo noi, dal rappresentare l'esempio del regista perfetto - ha fatto il giro del web scatenando gli insulti del popolo del web e costringendolo a cancellare il post e a chiudere il profilo Facebook. Come ha commentato lo scrittore Giuseppe Genna sui social, abbiamo assistito ad una sorta di "aggiornamento 2.0 del guelfoghibellino spettacolare", che ha visto da una parte la "modina della celebrazione per il fatto che il cadavere compie quarant'anni", dall'altra la "modina del revisionismo contro Pasolini", con "lo scrittore stilisticamente irrilevante che si fa luce con le cazzate contro Pasolini, meschinelle e tese ai likes, o il fintoregista che non capisce nulla di stili cinematografici e allora detrae laddove non c'è nulla da detrarre". L'unica speranza è che tutta questa vicenda possa spingere chi ancora non conosce Pasolini e la sua opera a leggerlo, a guardarlo e a farsi un'idea personale in proposito, lontano dai cliché e dalle mode imposte dai social network.

Federico Iarlori - @fredjarl

Crediti: Hufftington Post