Fornero, Obama, Nonomura e le lacrime per Gaza: Il pianto come marketing politico

Il ministro giapponese Ryutaro Nonomura
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Oramai i pianti in diretta dei leader politici fanno il giro del web senza creare alcuno stupore. Si tratta di un segno di umanità o piuttosto di una strategia di marketing politico?

Quando ero piccolo e mi scappava qualche lacrima, i miei genitori si imbestialivano: “Risolvi il problema invece di stare lì a piangere”, mi dicevano. E mio padre, ogni tanto, mi tirava pure uno schiaffo. Cosa farebbe oggi che piangono tutti? Mica solo i ragazzini, ma anche i Capi di Stato, i ministri, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali, i giornalisti. Loro possono frignare indisurbati in diretta tv e nessuno si sogna di sottolineare quanto questo sia ridicolo, indecoroso o ancor meglio, inadatto al ruolo che ricoprono. Viviamo nella società dell’iperviolenza, dell’individualismo selvaggio, dell'assoluta mancanza di rispetto nei confronti del prossimo, ma ci sciogliamo in un baleno non appena vediamo un gattino miagolare su Internet o il portavoce dell’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite che scoppia a piangere durante un’intervista su Al Jazeera. Poverino. Certo, come no. Il fatto è che se piange lui, che la pace dovrebbe garantirla, da chi dovrebbero andare i ragazzini di Gaza martoriati dalle bombe dell’esercito israeliano? Cosa ha detto o fatto, concretamente, il signor Chris Guinness per loro? Oggi tutti lo conosciamo, tutti l’abbiamo visto, ma nessuno sa cosa abbia detto. Sono le sue lacrime a fare il giro del web, non le sue parole. Non la sua competenza in materia.

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Il portavoce dell'ONU Chris Guinness piange durante un'intervista Un inviato di Al Jazeera piange in diretta tv

Noi italiani, celebri oltre che per le mozzarelle di bufala, anche per la commedia dell’arte, ci eravamo già abituati, alle lacrime da coccodrillo. Ve la ricordate, il Ministro Elsa Fornero, il giorno in cui annuncia la riforma pensionistica "lacrime (appunto) e sangue"? Anche in quel caso, il pianto ridicolo del ministro è riuscito ad ottenere più risonanza mediatica del merito effettivo della riforma. Povera Fornero, vittima della crisi, non poteva fare altrimenti. Ma perché povera? E’ lei il capo. E’ lei che può decidere della sorte di migliaia di persone. Perché piange? Saremmo dovuti essere noi le vittime, non lei, che è il carnefice. E’ accaduta un po' la stessa cosa con il ministro giapponese Ryutaro Nonomura : prima ruba 3 milioni di yen e dopo piange, allorché dovrebbero disperarsi i derubati, non lui. Il video, come sempre in questi casi, è diventato virale e noi siamo tutti lì a commuoverci per lui, per la sua disperazione, mentre al resto non ci pensa più nessuno. Sdoganate dalla televisione spazzatura dei reality show – in cui basta un'unghia rotta per generare delle incontenibili crisi di disperazione delle Lara Croft di turno - le lacrime sono diventate il metro di valutazione essenziale di un certo spessore morale che è diventato indispensabile, ad esempio, per governare un paese. Oramai, il pianto ha un autentico valore di marketing politico. Per la serie: se non piangi, non sei umano. E se non sei umano, non potrai mai essere un bravo leader. Barack Obama è quello buono: "Vedete? Piange". Mentre Vladimir Putin e Silvio Berlusconi sono cattivi perché non piangono mai. Sono leader antiquati e maschilisti, inadatti a quella società dell'ascolto, più umana, che tutti noi siamo in procinto di costruire (!?).

Le lacrime dell'ex ministro Elsa Fornero
Le lacrime del ministro giapponese Ryutaro Nonomura
Obama piange in pubblico

Il discorso del leader fragile o, ancor meglio, “normale” – per utilizzare la definizione che ha portato François Hollande a vincere le ultime Presidenziali in Francia - rientra perfettamente nell'ambito del più vasto problema della crisi di autorità nella modernità liquida tanto soavemente descritta da Zygmunt Bauman. Senza più punti di riferimento, qualunque forma di autorità può essere costantemente messa in discussione. Nell’era del web 2.0, in cui tutte le opinioni hanno lo stesso valore e pari dignità, guai a fare il decisionista. Se hai le idee chiare e provi a comandare, diventi subito un bieco dittatore, un usurpatore del potere popolare, un nemico della democrazia. Ma visto che le decisioni bisogna comunque prenderle in un modo o nell'altro, diventa fondamentale comandare lo stesso, ma facendo attenzione a mostrare il tuo lato sensibile. La Fornero piange, certo, ma intanto la riforma te la infila nel didietro. Il problema di questa estetica pubblicitaria del genere "anche noi valiamo", che puzza di distorsione degli ideali sessantottini ad opera dei sessantottini stessi - oggi vitelloni arricchiti - è presto detta: se il figlio piange e il genitore non può dirgli di non farlo perché piange anche lui, chi sarà mai in grado di risolvere i problemi? Quanto a me, a forza di prendere schiaffi e di piangere ancora di più, ho capito che era molto più conveniente fare qualcos'altro. E' successo solo perché, semplicemente, non avevo scelta.

Federico Iarlori

Crediti: Youtube, web