Molfetta: La pagina Facebook fake che incita allo stupro

Molfetta: Stuprata per una pagina Facebook
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Una pagina Facebook fake, con la scritta "disponibile a tutto", responsabile dello stupro di una 14 enne di Molfetta, Bari. Leggi l'editoriale su meltybuzz.it.

Nella giornata mondiale della violenza sulle donne, la notizia del giorno è che una giovanissima ragazza - di cui non faremo il nome, per tutelare la sua privacy - di soli quattordici anni di Molfetta, un comune a nord di Bari, è stata stuprata più volte da un branco di dieci ragazzi, tra i 16 e i 24 anni. Dopo aver trovato il coraggio e la forza dentro di sé per denunciarli - mai come in questi casi, infatti, si è soli di fronte alla propria coscienza - la ragazzina di 14 anni di Molfetta è riuscita a far identificare e arrestare (seppure agli arresti domiciliari) quattro componenti del gruppo: Domenico Ponte (21 anni), Andrea Rana (20 anni) Nicolas Turtur (25 anni) Angelo De Cesare (21 anni). L'accusa è gravissima: i quattro, assieme ad altri membri di cui ancora non è stata resa pubblica l'identità, avrebbero violentato la giovane di Molfetta una prima volta nell'aprile 2012, per poi continuare a tormentarla e violentarla, in gruppo e singolarmente.

A far scalpore, nella triste vicenda dello stupro di Molfetta, un particolare significativo: i dieci sarebbero stati aizzati contro la quattordicenne da una pagina Facebook "fake" intestata a quest'ultima. La pagina Facebook, creata da un'amica della quattordicenne di Molfetta, avrebbe recato il numero di cellulare della vittima e la descrizione "disponibile a tutto". Una motivazione che appare tanto priva di senso quanto indicativa della pericolosità assunta dai social network come Facebook, dove chiunque può assumere l'identità di qualcun'altro e agire impunito per lungo tempo, prima di essere segnalato e fermato. La domanda, a cui finora nessuno tra autorità, inquirenti ed esperti ha fornito una risposta, è la seguente: può una pagina Facebook incitare allo stupro?

L'incapacità del social network fondato da Mark Zuckerberg di assicurare la tutela dei minori, controllando selettivamente la pubblicazione del materiale sensibile - non solo foto pedopornografiche - è un problema che solo casi "eclatanti" come quello di Molfetta mettono in luce.Nel caso della quattordicenne di Molfetta, ma non solo, la pagina Facebook è sicuramente una causa scatenante, ma non può da sola giustificare la barbara violenza che si è consumata e la relativa omertà che è perdurata per oltre un anno e mezzo. Se diffondere dati sensibili su Facebook, come il numero di cellulare, la mail, ma anche semplicemente foto "private" di minori è un azzardo di cui mai si possono prevedere le conseguenze ultime, nondimeno l'omertà che ha circondato la vittima - gli arrestati sono accusati di aver violentato ripetutamente la giovane di Molfetta per costringerla a non denunciarli - e l'incapacità di compagni di classe e adulti di cogliere i segni - nascosti, ma comunque visibili - dell'orribile esperienza passata hanno fatto la loro parte nel mettere la vittima in una situazione di difficoltà e isolamento, ben più grave dello stupro subito.

Crediti: TgNorba24 TgNorba24, Archivio web