Maurizio Crozza: Anche il comico è stato sconfitto al referendum?

Maurizio Crozza vs Matteo Renzi
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Il referendum del 17 aprile non ha raggiunto il quorum per poter essere valido e già si parla di vincitori e sconfitti. Ecco perché tra questi possiamo considerare anche Maurizio Crozza.

“Gli sconfitti di questo referendum non sono i cittadini che hanno votato, ma degli sconfitti ci sono e hanno nome e cognome: sono quei pochi consiglieri regionali e presidenti di regione che hanno cavalcato il referendum per esigenze personali, particolari, politiche”. Queste sono state le dichiarazioni del premier Renzi in seguito al mancato raggiungimento del quorum per il cosiddetto “referendum sulle trivelle”. Ma quali sono quindi questi nomi e cognomi e siamo sicuri si tratti solo di consiglieri o presidenti di regione? Si potrebbe infatti dire che si è assistito in queste settimane ad un cortocircuito mediatico per cui sono stati in pochi a entrare nel merito del quesito referendario, molto complesso e quindi forse poco sexy dal punto di vista di ascolti e di persuasione. Innanzitutto è stato erroneo da subito chiamarlo “referendum sulle trivelle” dato che non si decideva sull’esistenza o meno delle piattaforme, che già sono presenti, ma sul fatto di consentire o meno una proroga fino all’esaurimento delle stesse. In secondo luogo molti hanno voluto trasformare questo voto popolare in una specie di conferma del governo. Tra questi non possiamo non citare Maurizio Crozza.

Il comico genovese infatti nella sua ultima puntata di “Crozza nel Paese delle Meraviglie” ha messo insieme forse troppi aspetti sull’attualità politica, partendo da una parodistica adorazione nei confronti di Maria Elena Boschi per la riforma sul Senato, rispolverando l’esautorazione di Enrico Letta dal ruolo di Presidente del Consiglio da parte dello stesso Renzi, passando dai consiglieri regionali indagati che (non tutti) avranno l’immunità politica facendo parte del nuovo Senato, per poi arrivare finalmente al referendum del 17 aprile invitando tutti ad andare a votare. Insomma Maurizio Crozza sembra essere incappato nell’errore di tutte quelle persone che non avendo ben chiara la materia del voto ha voluto trasformare questa consultazione popolare in un altro plebiscito pro e contro Renzi, il quale ogni volta deve pagare il suo peccato originale di essere andato a Palazzo Chigi senza passare per elezioni.

Siamo sicuri però che questo sia il metodo giusto per decidere di questioni così complicate? Oppure se l’obiettivo è esclusivamente quello di dare una spallata decisiva al governo Renzi (creando un rassemblement atipico che va dalla Lega a Sinistra Italiana), non bisognerebbe entrare sempre di più nel merito delle cose e non fissandosi sulla caricatura di una persona? Infine vogliamo concludere con un’ultima domanda: possiamo considerare Maurizio Crozza uno dei tanti sconfitti di questa domenica dato il suo impegno in prima persona anche un po’ fuorviante. Ovvero è solo un comico o ormai si è spinto fino a un punto di non ritorno per cui può essere considerato un opinion leader che deve verificare anche i risultati delle sue idee?

Crediti: web