Matteo Salvini: I 4 tipi di leghista dopo la manifestazione di Roma

Il Corriere della Resa
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IL CORRIERE DELLA RESA – Matteo Salvini è il personaggio politico del momento. Ma se tutti conosciamo il prototipo del vecchio leghista, come sono i sostenitori di Salvini? La manifestazione di Roma ce li ha fatti conoscere!

Matteo Salvini è senza dubbio il personaggio politico del momento e ciò ci dice molto sul momento. Passando sopra alla facile ironia, noi tutti conoscevamo il leghista vecchio stile, il seguace duro e puro di Umberto Bossi, con le corna da vichingo, incorruttibile ma speranzoso nei suoi beniamini che vanno nella capitale per mettere fine alle ruberie di Roma Ladrona, anche dopo vent'anni di Governo, diamanti in Tanzania e lauree acquistate. Il nuovo leghista, seguace del giovane Salvini, come sarà? Già la manifesta volontà di essere seguace di un tizio che ha iniziato la sua carriera politica parlando di vagoni metro separati per italiani e stranieri, ci fa immaginare un sostenitore di Salvini perfettamente a suo agio nella Baviera degli anni '30. Non vogliamo però emettere giudizi affrettati, anche perché grazie alla manifestazione della Lega a Roma abbiamo potuto vederli da vicino. Come sono fatti i salviniani? Dagli argomenti portati avanti da Salvini durante il suo comizio, possiamo dire che si riconoscono nella nuova triade dell'estrema destra: non più Dio, Patria e Famiglia, ma Marò, Clandestini a Casa e Spariamo ai Ladri. Leggete sul Corriere della Resa le 4 tipologie del nuovo leghista!

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GIANLUCA BUONANNO – I leghisti più estremi si rifanno a lui, visto a che a lui non possono rifarsi i comici trattandosi già di una parodia. Il leghista alla Gianluca Buonanno vive in una perenne escalation: più le spara grosse e più guadagna punti nella classifica ideale di leghista dell'anno. Dimostrando grandi difficoltà di eloquio, Buonanno è da sempre solito far accompagnare i suoi discorsi da oggetti, per renderli più comprensibili all'uditorio: prima le bolle di sapone contro le palle del Governo Renzi, poi il Forcone della Libertà, poi la spigola mostrata in aula il 1 Aprile (ma il vicino di posto non ha detto niente per la puzza? ), poi le manette. Stufo di fare queste cose nel Parlamento italiano, si è recato finalmente in Europa a rafforzare la classica idea che i nostri cugini europei hanno del “prestigio italiano nel mondo”. Ed ecco la trombetta da stadio nell'emiciclo, l'arrivo in mimetica militare per ricordare a tutti che siamo in guerra contro il terrorismo, l'insulto alla Mogherini che “non conta un cazzo”. Qualcuno gli dica che Salvini non l'ha conquistata così la Isoardi, per favore.

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POLLICE OPPONIBILE – I leghisti non sono tutti come Buonanno, però. C'è anche qualcuno col pollice opponibile, che non accetta le estremizzazioni e che però per sue motivazioni rispettabili è contro l'euro o guarda con sospetto gli stranieri perché ha un cugino che è stato messo sotto da un SUV guidato da uno svizzero. Uscito dalla Padania ed entrato in una regione realmente esistente come il Lazio, il leghista moderato, appena sceso dal treno, ha capito che probabilmente c'è qualche piccola differenza tra Roma e la sua cittadina natale fatta di villette a schiera. E approfittando del sole ha trovato qualcosa di meglio da fare, al posto di ascoltare i deliri di Salvini dal palco.

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IL FILO-RUSSO – Il leader Salvini l'ha detto: è da pazzi mettere da parte Putin. È fico, non si fa mettere i piedi in testa dai poteri forti, Putin è un alleato contro il terrorismo ed è molto meglio di Renzi. Il leghista filo-russo, da allora, ponendosi un po' a metà tra la Lega ed il M5S, vista la deriva putiniana presa anche dal sacro blog, ha iniziato a idolatrare il padrone della Russia. Putin, novello rambo, nella mente del leghista filo-russo si fa beffe dell'occidente e dell'ISIS dall'alto della sua statura politica. Per questo il leghista filo-russo si è recato a Roma sventolando sul treno la grande bandierona blu, bianca e rossa, da esporre in Piazza del Popolo durante il comizio finale di Salvini. Poi qualcuno lo ha avvisato che in Russia era successa una cosetta brutta e quindi forse, per oggi, era meglio lasciar perdere. Sconsolato, il leghista filo-russo ha girato tutti i paninari ambulanti di Roma chiedendo una salamella, ottenendo come risposta una serie di pernacchie.

"Scusami DVCE, ma come ben saprai i treni non vanno più come una volta"

QVANDO C'ERA LVISalvini sta tentando di far uscire la Lega dal recinto geografico del Nord Italia e di renderla il fulcro centrale dell'alleanza di destra che si presenterà alle prossime elezioni (sempre che Renzi non allunghi la legislatura di altri 20 anni per decreto). Se vuoi che ti votino quelli di destra in tutta la nazione, c'è da fare i conti con i nostalgici. Ma come di chi! Di lui. Sì dai, ci siamo capiti. Il DVCE. Quelli che “sì, Mussolini ha sbagliato ad entrare in guerra ed allearsi con la Germania, ma fino alle leggi razziali è stato un grande statista”. E poi i treni arrivavano in orario, mica come oggi. Certo, oggi avremmo quella cosetta in più che ti consente di scegliere la destinazione. Ed anche quell'altra idea di sospendere i collegamenti con la Polonia non è stata male, ma è ovvio che se Salvini vuole condurre la destra, deve fare i conti con i nostalgici, quelli col busto di Mussolini in camera. Ci sarebbe quel problemino che l'estrema destra è molto legata all'iconografia nazionale e nazionalista, mentre la Lega storicamente è secessionista ma: hey, siamo in Italia! Chi se le ricorda queste cose! Il primo contatto tra leghisti e neofascisti è andato bene, sarà il primo di una lunga serie.

Crediti: web , Lapresse, Jpeg