Massimiliano Parente: "Virginia Raggi è sprovveduta e ingenua" (INTERVISTA)

L'intervista esclusiva allo scrittore Massimiliano Parente
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Da Batman a Virginia Raggi, dalle odiate femministe ai social come “protesi della sua vita da scrittore”, Massimiliano Parente si racconta in esclusiva su meltyBuzz. Leggi subito la nostra intervista social!

Che Massimiliano Parente sia uno scrittore difficile da etichettare è il minimo che si possa dire. Capace di scrivere opere ambiziose ed erudite come la trilogia composta dai romanzi "La macinatrice", "Contronatura" - Edmondo Berselli l'ha definito "un'opera d'arte fondamentale della letteratura italiana" - e "L’inumano", ma anche di regalare ai suoi lettori testi più squisitamente pop, ma non per questo meno raffinati, come il suo ultimo libro “L’amore ai tempi di Batman” (Mondadori), Parente ha la straordinaria capacità di tenere insieme con una naturalezza disarmante Marcel Proust e la pornodiva Sasha Grey; l’amore viscerale per Aldo Busi e per l’evoluzionosimo e l’odio per le femministe e i salotti letterari radical chic; perfino un fidanzato, una fidanzata e una figlia. Se c'è chi lo considera uno stronzo, lui preferisce definirsi un genio e nonostante la sua depressione cronica - tipica dei grandi e curata a suon di psicofarmaci - e una tendenza più o meno dissimulata alla misantropia, lo scrittore di Grosseto non vive di certo isolato nella sua torre d’avorio. Anzi. E’ la sua presenza su Facebook e sui social in generale, nonché il suo interesse per la modernità e le nuove tecnologie che ci hanno permesso di realizzare la nostra famigerata intervista social, in esclusiva per meltyBuzz.

In alcune tue foto di profilo indossi la maschera di Batman. E’ un omaggio al tuo ultimo libro, ma anche una specie di ossessione. Come è nato il tuo amore per il Cavaliere oscuro? Quando lavoro a un libro vivo una vita parallela, l’unica per me vivibile, quella della scrittura. Chi scrive e non rinuncia a vivere non è uno scrittore. Lavorando a “L’amore ai tempi di Batman” mi servivano stimoli, ho una collezione di statue di Batman e maschere, perché mi sono trasformato letteralmente nel mio personaggio, per esserlo a tutto tondo letterariamente. Scrivo sempre di me stesso, e il me stesso non devo mai essere io ma un modello umano universale, ossia un altro, senza che io abbia più chiaro dove inizio io e dove finisce l’altro. Batman è tra i pochi supereroi incarnabili umanamente, è orfano, ha una parte oscura, è combattuto, come un personaggio shekespeariano, non ha superpoteri e inoltre è ricco, perché non sopporto la letteratura poverista.

Dici che ti sei vergognato di andare a votare, però l’hai fatto. Che ne pensi di Virginia Raggi, il nuovo sindaco di Roma? Non mi interessa più la politica da anni, né l’antipolitica. Il nuovo sindaco di Roma è sprovveduto e ingenuo come tutti quelli che vengono dal Movimento 5 Stelle. Ho votato per l’altro, vergognandomene, e non mi ricordo più neppure come si chiama.

La tua perplessità sull’utilizzo del termine “femminicidio” è l’ennesima occasione per scagliarti contro le femministe. Perché ti stanno così tanto sulle palle? Qual è la femminista che odi di più? Le femministe le odio tutte, perché fanno una distinzione di genere anziché di merito. Come le quote rosa: la vera battaglia è imporre i curriculum migliori, non se uno sia maschio o femmina. Non c’è una femminista che odio di più, sono tutte uguali, e non sempre sono donne, ormai tutti i maschi politicamente corretti sono femministi. Le femministe odiano il maschio in quanto tale, e non si capisce come facciano a letto, perché lì c’è un cazzo, e perfino una penetrazione, che simbolicamente è sempre uno stupro. Dovrebbero riprodursi per partenogenesi, almeno si estinguerebbero.

La recente esclusione di Antonio Moresco dalla cinquina dei finalisti dello Strega è stata l’occasione per criticare ancora una volta il premio e gli Amici della Domenica. La tua è solo provocazione o davvero non ti interessa vincerlo un giorno? Non è possibile che io vinca un Premio Strega perché non sono candidabile e neppure presentabile. Gli editori mi tengono lontano perfino da festival e incontri pubblici, perché non è possibile controllarmi. Non solo i miei libri sono fuori da ogni parametro italiano, ma perfino io, che in venti anni di scrittura ho attaccato tutto l’establishment culturale italiano. Moresco, candidandosi, ha sputtanato se stesso, e lo ha fatto due volte quando, escluso dalla cinquina, se ne è lamentato denunciando il premio truccato. Lo sapeva fin da prima, e allora perché accettare la candidatura? La quale tra l’altro, la gente non sa, è sempre dell’editore, mai dei giurati.

Seguendoti su Facebook scopriamo molto della tua vita privata: che hai una figlia, una fidanzata e un fidanzato; che ti piacciono le unghie smaltate di rosso; che sei ossessionato da Sasha Grey. Ti abbiamo visto perfino quasi nudo. Nello stesso tempo, critichi spesso alcune attitudini di chi usa i social. C’è un modo giusto di utilizzare Facebook? Che ruolo hanno i social nella tua vita? Uso i social come una protesi del mio essere scrittore, se non lo fossi non li userei mai, hanno scoperchiato l’idiozia umana, i piccoli narcisismi, inesistenze che credono di esistere perché scrivono uno status o postano un selfie. Sasha l’ho dimenticata nel momento stesso in cui ho finito di scrivere il libro in cui era la mia ossessione. Tutto fluisce via, per uno scrittore, una volta esperita l’ossessione della scrittura, e dentro non gli resta niente. Mi fanno tenerezza le persone che vogliono conoscermi di persona perché hanno letto i miei libri, ne resterebbero assolutamente delusi, sono interessante solo sulla pagina, per il resto sono un essere umano psicotico e completamente vuoto, svuotato da me stesso.

Federico Iarlori - @fredjarl

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