LinkedIn: Come usarlo al meglio, intervista ad Alessandro Gini

Linkedin: ecco come usarlo al meglio
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Come trovare lavoro su Internet grazie a LinkedIn? Alessandro Gini, imprenditore esperto di comunicazione di Mediacontents, tra i relatori dell'ultimo Festival Glocal, vi spiega come fare. Solo su meltybuzz.it.

LinkedIn è il social network di tendenza, in Italia e nel mondo, per lo sviluppo di contatti professionali. In Italia, LinkedIn vanta più di cinque milioni di iscritti, ma pochissimi di questi sono in grado di sfruttare al meglio le sue possibilità nella ricerca di un lavoro. Soprattutto i giovani, alle prime esperienze, privi di una rete professionale consolidata fuori dai social network. Per loro, LinkedIn è spesso un tentativo a vuoto, un oggetto misterioso, dove i contatti più importanti sembrano irraggiungibili (a causa dei filtri dello stesso social network) e dove l'unico modo per aumentare la propria visibilità sembra essere quello di pagare per un account premium. Non è così, come spiega in questa intervista per meltybuzz.it Alessandro Gini, imprenditore esperto di comunicazione per Mediacontens, autore del progetto Linkedin For Business e tra i relatori all'ultimo festival Glocal.

Quali sono gli errori più frequenti tra chi usa LinkedIn? Trascurare il proprio profilo, non aggiungere foto, non fare attenzione al sommario, che è il primo ad essere visualizzato nei motori di ricerca.

Come si scrive un sommario di LinkedIn? Bisogna fare attenzione alle parole chiave, con cui si definisce il proprio lavoro. Ad esempio, non mi serve a nulla scrivere "giornalista per il New York Times". Molto meglio scrivere "giornalista freelance esperto in tecnologia". In questo modo, ho una speranza in più di essere individuato dai responsabili delle risorse umane quando questi fanno una ricerca specifica.

C'è un numero ideale di contatti da raggiungere? Dire che 500+ è uno status, più che un obiettivo reale. Limitarsi a qualche decina di contatti significa non uscire dalla cerchia delle persone conosciute. Meglio qualche centinaia.

Perché le imprese non pubblicano molti annunci su LinkedIn? L'utilizzo di LinkedIn come strumento di selezione del personale è in grande progressione. In Italia, purtroppo, la maggioranza di imprese di piccole e mede dimensioni preferisce affidarsi ad altri mezzi di ricerca, dal momento che la pubblicazione degli annunci di lavoro è piuttosto costosa. Ad ogni modo, molte ricerche e offerte di lavoro passano attraverso LinkedIn senza che ce ne accorgiamo, e spesso si concludono fuori da esso.

Come creare un profilo perfetto su LinkedIn? Curare bene il sommario personale, sia da un punto di vista dell'attrattività del proprio profilo, sia per comparire per primi nelle ricerche dei selezionatori. Integrare nel proprio profilo contenuti multimediali diversi, dalle foto ai video. Non utilizzare le segnalazioni come uno scambio di favori tra colleghi, ma valorizzare quelle dei clienti o dei datori di lavoro.

Che importanza hanno le segnalazioni? Poca, se dipendono da uno scambio tra le persone. C'è il rischio che un selezionatore si accorga che due utenti di LinkedIn si sono scambiati i favori, complimentandosi a vicenda. Moltissima, se sono sincere e se provengono da qualcuno di importante, come un cliente nel caso dei freelance, o un datore di lavoro passato.

Consiglieresti l'account Premium? In realtà, le funzioni dell'account premium sono già tutte disponibili in quello gratutito, ma con delle limitazioni. Se si è in cerca di lavoro, il passaggio al premium permette di visualizzare sul proprio profilo un badge specifico.

Qualche trucco per chi è alle prime armi su LinkedIn? Consiglierei innanzitutto di utilizzarlo costantemente, un tot di tempo al giorno, per entrare nei gruppi, dialogare con le persone, stringere nuovi contatti. Poi, di salvare le proprie ricerche - è possibile salvarne fino a tre - per risparmiare tempo e ricevere in automatico gli annunci di lavoro ai quali si è iscritti. Infine, consiglierei di rispondere con garbo e originalità alle richieste di contatti, e non inviare il solito messaggio automatico quando si fa la richiesta in prima persona (Intervista a cura di Jacopo Franchi)

Crediti: Alessandro Gini, BizItaly BizItaly, Archivio web