Video-appello de l'Unità: Ma perché Renzi dovrebbe intervenire?

Loredana Toppi, art director de L'Unità
Ecrit par

La redazione del quotidiano l'Unità chiede aiuto all'editore Matteo Fago e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi per salvare il giornale dalla chiusura. Guarda il video-appello su meltyBuzz.it.

Se nessuno acquisterà la società che la edita, l'Unità potrebbe chiudere a fine mese. Ma di chi è la colpa? Certamente non di noi contribuenti, che il giornale fondato da Antonio Gramsci - del quale purtroppo resta solo l'epigramma sotto la testata - l'abbiamo foraggiato da sempre. Allora è colpa degli editori? Difficile poterlo dire, visto che già nel 2013 Matteo Fago ha coraggiosamente ricapitalizzato la società che edita l'Unità (la Nie). Si è portato a casa una perdita di più di 20 milioni di euro e un inarrestabile calo delle vendite del quotidiano, passate dalle 72.900 copie del 2001 alle 21.400 del 2014. C'è un'altra possibilità: che la colpa sia della redazione, cioè di quelle stesse persone che hanno realizzato un video nel quale, senza un minimo di dignità, chiedono aiuto "ai due Mattei", l'editore Fago (ancora! ?) e il Presidente Matteo Renzi, non risparmiandoci scene di un eccezionale patetismo, come quando l'art director del quotidiano romano si accarezza il pancione parlando davanti alla telecamera. Non ci siamo.

Altri articoli su Matteo Renzi"Matteo Renzi che fa cose": La top 5 della pagina FacebookMatteo Renzi a Strasburgo: Il video del discorso al Parlamento EuropeoRenzi cita Telemaco: L'ironia su TwitterBerlusconi, Renzi, Faletti, Sarkozy: "I Virus della Settimana"

Cari lavoratori de l'Unità, la crisi c'è per tutti. Non sono soltanto le redazioni dei giornali ad essere costrette a chiudere, ma anche le fabbriche, le imprese a gestione familiare, le librerie, i negozi. Però in quel caso i video-messaggi non servono a niente. E neanche gli appelli ai lettori, agli azionisti, ai presidenti di turno. Si chiude e basta. "Non potete continuare a fare i minatori, il mercato è cambiato", si diceva ai lavoratori del Sulcis, che erano pronti perfino a marcire lì dentro pur di conservare il loro lavoro. Perché non si dovrebbe fare lo stesso con i giornali? Anche il mestiere del giornalista è cambiato. Anzi, continua a cambiare a velocità vertiginosa. Anche per i professionisti della stampa è tempo di evolversi, di sperimentare forme nuove per esistere e resistere nel mercato. Niente, neanche le più grandi istituzioni culturali dal glorioso passato possono continuare senza un pubblico che ne misuri il valore di mercato. Purtroppo è così. Lo sappiamo tutti.

Video-appello de l'Unità: Ma perché Renzi dovrebbe intervenire?

Da troppo tempo l'Unità riposa sugli allori delle sovvenzioni statali e su quelle del partito a cui appartiene. Da troppo tempo rimane identica a se stessa, senza idee, senza un minimo di investimento creativo (e finanziario) sullo sviluppo del sito web, giusto per fare un esempio. Nel giro di pochi anni, il quotidiano non ha fatto altro che perdere lettori, soprattutto i più giovani. Sono passati tutti al Fatto Quotidiano, che è nato sul web, finanziato dai lettori, ma senza per questo dover rinunciare al cartaceo e all'eccellenza delle firme presenti in redazione. Può piacere o meno, ma è nuovo, fresco, diverso, irriverente. Quello che mancava al fin troppo povero panorama editoriale italiano. Nel frattempo, l'Unità è rimasta lì, ferma, come il Romano Prodi di Corrado Guzzanti: ha lasciato partire le sue firme migliori, mentre i suoi impiegati sonnolenti continuano ad aspettare il prossimo salvataggio. La legge del mercato - purtroppo - vale per tutti: sia per le centinaia di giovani giornalisti di valore che in Italia sono costretti a scrivere gratis - e che vorrebbero, anche loro, avere il pancione un giorno, - sia per i vecchi giornali che nessuno ha più voglia di leggere. Non è più tempo di piangere. Rimbocchiamoci le maniche e facciamo qualcosa di nuovo. Antonio Gramsci apprezzerebbe.

Federico Iarlori

Crediti: web