Jennifer Lawrence nuda, Luciana Littizzetto, Zara: "I Virus della Settimana"

L'attrice americana Jennifer Lawrence
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Le foto intime di Jennifer Lawrence (e delle altre star) diffuse su Internet, la polemica che ha coinvolto Luciana Littizzetto in merito all'Ice Bucket Challenge e il "marketing antisemita" di Zara: il riepilogo dei Virus della Settimana su meltyBuzz.it.

La comunicazione è tutto, al giorno d'oggi, giusto? E allora perché piangere sul latte versato? Prendiamo lo scandalo che sta coinvolgendo in queste ore l'attrice americana Jennifer Lawrence. Un hacker ha rubato alcune sue foto intime prelevandole dal cellulare della star e poi le ha diffuse su Internet. Il virus della condivisione ha fatto il resto. Violazione della privacy, non c'è dubbio. Ma fino a che punto quello che è successo all'eroina di Hunger Games dovrebbe farci gridare allo scandalo? Il web è pieno di personaggi più o meno noti – alcuni, come Kim Kardashian, sono famosi solo per il fatto di essere famosi - che costruiscono la loro vita professionale trasformando la propria intimità in un marchio, e i preziosi istanti della loro vita privata in prodotti di consumo. Instagram, Twitter e Facebook sono diventati dei punti vendita di storie private - il successo dei reality show insegna - a cui il pubblico è oramai costretto ad appassionarsi, ma a cui nessuno, in un mondo normale, si sarebbe mai interessato. Avete creato il mostro, adesso ne subite le conseguenze: perché quando la comunicazione e il merchandising ad essa connesso vi fanno comodo non c'è nessun problema, mentre quando c'è un corto circuito tiriamo fuori la storia della privacy? Stiamo parlando di personaggi pubblici, "connessi", che vivono sui social e preferiscono caricare sul cellulare la foto di un piatto di spaghetti invece di mangiarseli. Ben gli sta.

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L'attrice americana Jennifer Lawrence
L'attrice americana Jennifer Lawrence

Probabilmente, la stessa Jennifer Lawrence è la prima a saperlo: viviamo in un mondo in cui pure le iniziative benefiche diventano una scusa per farsi pubblicità e vengono inghiottite dal tritacarne del marketing. Altro che SLA, l'Ice Bucket Challenge è diventata l'occasione perfetta per farsi filmare in bikini o per farsi pubblicità. E poi i soldi, chi lo sa? Chissene. Peccato che sia stata proprio Luciana Littizzetto, per niente avvezza alla realtà dei social network, a pagare le conseguenze di un mondo dello spettacolo attento solo alla propria narcisistica autorappresentazione. Forse le è successo proprio a causa della sua ingenuità. Crocifissa sui social per aver donato "solo" 100 euro, l'attrice ci è pure rimasta male, piagnucolando incredula sulle pagine di Repubblica, quando invece, come ha detto giustamente Fiorello, avrebbe potuto dire: "ma come vi permettete di farmi i conti in tasca? " o chiedere a tanti altri buffoni orgogliosi di mettersi in vetrina di mostrare anche loro ai propri fan quanto hanno donato. Anche in questo caso però, vale la regola di cui sopra: ti sei messa inn scena facendo un video e mostrando il tuo assegno? Adesso ne paghi le conseguenze. I social network non perdonano: se li conosci, li eviti. Oppure li usi come si deve.

Quando si comunica, quando si fa marketing, tutto è permesso. Anche giocare con il fuoco. Con l'Olocausto, per esempio. È quello che è successo al marchio spagnolo Zara, che per ben due volte ha messo in commercio dei prodotti di dubbio gusto che hanno sollevato l'ira dei consumatori (oltre che delle associazioni ebraiche). Prima la borsa con le svastiche (nel 2007) e poi la maglietta per bambini con le righe e la stella gialla a sei punte sul petto. In entrambi i casi, stessa procedura: critiche dei consumatori, messaggio di scuse da parte dell'azienda (con relativa spiegazione quasi sempre surreale) e ritiro dal mercato del prodotto. Così mentre sui social si grida allo scandalo e si fa a gara a chi è più figo a denunciare la malefatta, il marchio raggiunge il suo obiettivo: farsi pubblicità. No perché due sono le cose: o da Zara sono veramente nazisti, un'ipotesi che fa sorridere per quanto è ridicola, oppure sono furbi. I fanatici dell'anti-razzismo, coloro che pensano all'antisemitismo ogni volta che si fanno la doccia e gli alfieri del politicamente corretto, quindi, non fanno altro che concedere un piacere estremo al capitalismo, diventandone l'inconsapevole e moralmente incontestabile braccio armato. Zara li ringrazia e vi dà appuntamento alla prossima polemica. Perché il nazismo è deprecabile, certo, ma non potete immaginare la botta di vita che ridà al fatturato.

Federico Iarlori

Crediti: facebook, Steph, Lionel / Fdc14 / Visual Press Agency, Landmark Media, Visual Press Agency