Italo e il Family Day: Perché un buon social media manager è fondamentale

Cosa ha sbagliato il social media manager di Italo
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Italo è finito nell'occhio del ciclone per gli sconti proposti a chi partecipa al Family Day. Le critiche erano ingiuste, ma l'affaire è stato gestito sui social nel peggior modo possibile.

Una cattiva gestione dell'immagine di una compagnia sui social media è capace di farti passare dalla ragione al torto in men che non si dica. Il caso di Italo è esemplare in questo senso. Ma andiamo per ordine. Gli sconti proposti dalla compagnia ferroviaria a coloro che intendono prendere parte al Family Day ha innescato una reazione a catena sui social. Nel giro di poche ore, erano sempre di più gli utenti che accusavano Italo di omofobia: come mai una scelta del genere? La compagnia ha deciso di rispondere con due post in cui si spiega che non c'è nessun messaggio ideologico nella scelta e che si tratta solo di operazioni di marketing. Peccato che - come si legge in un'interessante analisi su Internazionale - entrambi i post siano pieni di errori strategici. Primo fra tutti, il tono utilizzato nel secondo post, platealmente stizzito nei confronti di chi ha frainteso. Più in generale, l'atteggiamento utilizzato in entrambi i messaggi: paternalistico nel primo, saccente nel secondo. Per la serie: vi spieghiamo noi come va il mondo, massa di imbecilli.

Ma non è tutto. Non è da meno, infatti, l'utilizzo di una scontata tecnica retorica grazie alla quale l'azienda vuole furbescamente passare da carnefice a vittima. Non solo la compagnia calpesta il selciato ideologico dei diritti umani per puri fini monetari, ma si sente anche "ferita" da un tale accanimento da parte del pubblico che la boicotta. Una strategia dagli effetti per niente scontati. Per non parlare di quello che l'autore dell'articolo su Internazionale definisce "senso del ridicolo", ovvero la storia dei vagoni utilizzati come set cinematografici per lottare contro le discriminazioni. Sì, come no. Ultimi, ma non per importanza, i refusi, che sono segno di sciatteria e di risposte scritte così, tanto per, rinunciando a comunicare una sentita presa di posizione o una vera autorevolezza nel messaggio che si vuole comunicare ai clienti. Insomma, l'unica cosa che poteva veramente salvare la faccia dell'azienda è stata fatta dopo più di ventiquattr'ore dopo il primo post, ovvero le scuse sincere da parte della compagnia. Nonché un post in cui si ricorda che nel 2014 ci furono tariffe vantaggiose anche per chi voleva raggiungere il gay pride di Padova. Meglio di niente, intendiamoci. Anche se oramai la frittata è fatta. Sbagliando si impara.

Crediti: Internazionale, web