Giornalisti che non riescono a scopare: L'intervista alla pagina Facebook

Giornalisti che non riescono a scopare
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Questa settimana per la rubrica "3 domande a" abbiamo intervistato la pagina Facebook "Giornalisti che non riescono a scopare". Scopri di cosa si tratta su meltyBuzz.

Il giornalismo all'epoca del web è in continua evoluzione, ma per molti questo processo non sta andando in una direzione positiva. Sempre di più infatti si cerca di attirare il massimo numero di click ricorrendo ad argomenti a volte troppo leggeri, a scapito di un approfondimento che, a parte qualche raro esempio, sembra latitare in rete. Inoltre, alla maniera dei tabloid di stampo anglosassone, si cerca sempre di più di trattare temi di gossip e scandalistici anche da parte di giornali che si erano costruiti una certa reputazione sulla carte stampata. Così nascono su Facebook pagine che prendono di mira queste nuove tecniche, ma sopratutto i giornalisti che le adottano. Tra queste spicca la satirica community-page “Giornalisti che non riescono a scopare”, che abbiamo incontrato per la rubrica 3 domande a, la quale ironizza sulla frustrazione sessuale che potrebbero avere i professionisti dell'informazione, dovendosi confrontare sempre più spesso con soggetti “hot”.

Innanzitutto per conoscerci meglio chi siete e cosa fate nella vita? Ci chiamiamo entrambi Lorenzo, ma non ci conoscevamo prima e non ci siamo mai visti in faccia. Il primo ha fondato la pagina, ma non la considerava molto, mentre il secondo, intuendone il potenziale, ha detto al primo «ti posso aiutare con la pagina? » e i Giornalisti che non riescono a scopare hanno iniziato a crescere soprattutto per merito suo. Il primo lavora per una società di comunicazioni a Roma. Voleva fare il giornalista come ogni bambino a cui hanno detto che era bravo a scrivere e a cui hanno chiesto «perché non fai il giornalista? ». Poi ha visto un po’ com’era la situazione e ha accannato. L’altro è impiegato al nord in un’azienda di servizi b2b. Da sempre è appassionato di politica e società e proprio per questo ha sempre avuto un’attenzione particolare alla qualità dell’informazione. Entrambi scopano regolarmente.

Come e quando vi è venuta l'idea di creare questa pagina? Con la foto di copertina: Linkiesta pubblicò a gennaio 2014 quest’articolo su come «cuccare online» e, conoscendo un po’ il magico mondo delle redazioni e delle sue frustrazioni, immaginai che molti, moltissimi per la verità, dei miei ex colleghi avrebbe trovato utile quel pezzo. Ma all’inizio era più che altro una provocazione antropologica: il giornalista per lavoro interagisce e comunica con le persone, lasciando volutamente poco marcato il confine tra “intervista” e “scopiamo? ”; alla fine però finisce che non scopa ed è costretto a nascondere il due di picche dietro la frase “bè dai oh stavo lavorando”. È tutto vero. Solo successivamente ci siamo resi conto che sesso, tette, culi e #fotogiuste erano sistematiche, evidentemente necessarie ai siti per campare anche a costo di perdere la dignità. Ora è più di un anno che postiamo e il fenomeno non si è granché modificato. Anzi ha coinvolto, grazie a dei traini professionisti come Libero e Il Giornale, anche testate più “autorevoli” come il Fatto Quotidiano, Il Corriere della Sera. Addirittura l’Ansa o Wired, che, siccome hanno una reputazione, si sforzano teneramente di “tagliare” l’argomento SESSO in qualche modo particolare tipo “Uno studio scientifico sullo squirting”. È importante ricordare a queste persone che stanno sempre parlando di figa.

Cosa pensate dell'attuale situazione del giornalismo italiano? Secondo voi è diventato obbligatorio parlare di temi “piccanti” per far aumentare l'audience? La situazione fa schifo fino a essere paradossale, caricaturale e infine grottesca. Nonostante alcune eccezioni, che però non fanno un sistema, il giornalismo italiano è morto. E i suoi attivisti necrofili si radunano nei festival del giornalismo di Perugia, Ferrara, repIdee raccontandosi disciplinatamente come lo stanno seppellendo. Questo succede perché durante le loro elegie nessuno ha mai voglia di dire due cose. La prima: “siamo troppi e il 70% di noi è vero che è idiota, ma siccome ha i soldi per pagare le Scuole di giornalismo ha più possibilità di lavorare”. La seconda sarebbe di distinguere tra comunicazione ordinaria e comunicazione giornalistica, confine che avrebbe salvato la vita al giornalismo e soprattutto ai lettori, sottoposti ogni giorno a una bomba di informazioni, che poi la gente segue InformareXresistere (Ma va? ? Ma dai? ? Chi l’avrebbe mai detto! ). Tradotto: se ci sono più informazioni, il racconto giornalistico dev’essere più approfondito. Le Scuole invece continuano a insegnare e a speculare su metodi di racconto obsoleti (5W per dire), che sembrano all’avanguardia solo perché si usa un tablet per riprendere gli scontri di piazza e si parla di gatekeeping (non so che cazzo sia, ma un tizio sul treno stava scrivendo una roba sul giornalismo e c’era scritto gatekeeping), ma che generano solo storielle scadenti e superficiali della realtà. Perciò leggiamo gli articoli e i post di Repubblica come leggeremmo i post del nostro vicino di casa, non c’è differenza perché nei primi non c’è nessun tipo di analisi, di ragionamento, di selezione. Questa povertà ha poi trovato terreno fertile nel fatto che da un lato i giornalisti sono distratti a pompare il loro ego (Cfr. L’ego del giornalista) e la loro immaginetta sui social, dimenticandosi che il mestiere che fanno è un servizio e di quanto è fico il loro blog non ce ne frega una sega; dall’altro i giornali purtroppo devono stare in qualche modo sul mercato, e stare sul mercato, nella fattispecie quello online, vuol dire fare visite e clickbaiting (Cfr. Spoilerare post che lasciano informazioni a metà); quindi, e veniamo al nostro campo: tette e culi e tette ancora più grosse, che in definitiva sono espedienti necessari per sopravvivere. Dovrebbe esserci però un sacrosanto limite che impedisca di pubblicare una foto delle bambine di Obama facendo allusioni sul loro fisico perfetto (14 e 17 anni). Finora l’online è una landa ingovernabile e immaginiamo che svegliare l’Ordine (ahaha) dalle sue riflessioni sulla morte della carta stampata sia purtroppo troppo ambizioso, figuriamoci chiedere che chiuda porcate come Libero.

Quali sono i post che hanno avuto più successo e quali sono i commenti più divertenti che avete ricevuto dai vostri fan? Uno dei più recenti è stato quello di Libero sul pisello piccolo, che secondo loro farebbe godere di più le donne: faceva soprattutto ridere la foto, un dito accostato a una banana nana. Ovviamente anche lo Scandalo Figa (Fifa) con la foto di Sacchi e la tizia costretta a rapporti con la salsa tonnata. In generale i post più condivisi sono quelli in cui l’impostazione dell’articolo è subito collegabile alla presunta astinenza sessuale del giornalista. Oppure quelli in cui è EVIDENTE uno sforzo quasi artistico di presentare la notizia che pensiamo “come cazzo gli è venuto in mente? ?”. Ci sono commentatori che poi si affezionano e inviano una quantità spaventosa di contributi (ho un’amica giornalista con cui messenger serve esclusivamente a questo, per dire) a qualsiasi ora. La loro dedizione è toccante. Mi ricordo un titolo pregevole “I batteri che popolano la vagina” e sotto un commento splendido “Giornalisti che vorrebbero essere batteri”. Soprattutto abbiamo notato che NESSUNO difende mai i giornalisti. Cioè, il popolo della rete è pieno di micro conflitti e di personaggi fastidiosi che dicono la propria senza motivo e soprattutto si schierano a difesa di questo o di quell’altro quasi sempre acriticamente. Ma le redazioni non le difende mai nessuno, nessuno mai che dice “lasciate stare i giornalisti”; che poi in realtà trattasi probabilmente di poveri stagisti costretti a inventarsi 200 battute su “La macchina che aspira le chiappe” e da un lato ci fanno simpatia e pena, ma è fantastico che il fronte antiminchiate sia così compatto. Siamo sicuri che, se esiste, anche il lettore del Giornale si vergogni spesso.

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