Fulvio Abbate: Da Teledurruti alle Quirinarie 2015, l'intervista esclusiva

Fulvio Abbate, l'intervista esclusiva
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Fulvio Abbate non ha bisogno di presentazioni, eppure non tutti sanno perché il suo canale su YouTube si chiama Teledurruti o che era un amico del disegnatore di Charlie Hebdo Wolinski. Dei buoni motivi per leggere l'intervista esclusiva che ha concesso a meltyBuzz.

Giornalista, filosofo, opinionista, youtuber, membro del Collegio di Patafisica di Parigi, ma soprattutto scrittore, Fulvio Abbate (classe 1956) è un intellettuale poliedrico ed eccentrico che ha saputo reiventarsi nel corso degli anni schivando i vincoli imposti dai padroni di turno e non abdicando mai alla sua libertà. Ritenuto spesso "ingestibile" in un Paese in cui "essere artisti è impossibile", Fulvio Abbate è riuscito, grazie a quello che lui stesso definisce il suo "guscio di noce", ovvero il canale YouTube Teledurruti, a diventare un idolo della Rete, tanto che ha deciso di candidarsi al Quirinale, riuscendo ad ottenere ben 1200 voti sul sito del Fatto Quotidiano e 1 voto in aula. Siamo fieri che il marchese più famoso d'Italia abbia accettato di rispondere in escusiva alle nostre domande.

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Il logo di Teledurruti

Come ti è venuta l'idea di Teledurruti? Teledurruti nasce nel 1998 in una televisione privata romana, Tele Ambiente. L'idea nasce dal desiderio di proseguire l'esperienza iniziata anni prima in una radio, ovvero la possibilità di trasferire nella dimensione tridimensionale, diciamo così, televisiva, un format situazionista. Teledurruti approda quindi in rete nel novembre del 2007 grazie a YouTube. Nel primo filmato - che non esiste più perché cancellato dagli hacker - mostra Fulvio Abbate che prova a dire cio che sarà Teledurruti e, di volta in volta, si rende conto che non è facile spiegare cos'è. Teledurruti nel tempo è diventato un suono un puro suono. Inizialmente faceva riferimenrto a Buenaventura Durruti (1896-1936), leggendario condottiero anarchico della Rivoluzione spagnola.

Cos'è Situazionismo e Libertà? Innanzitutto non è un partito, è un movimento. Rappresenta la possibilità di creare attraverso la Rete, che semplifica i rapporti, semplifica lo scambio, un movimento a immagine e somiglianza di chi lo crea. In questo caso, Fulvio Abbate, uno scrittore. Non è satira. E' una cosa seria nel momento in cui mobilita un sentire antagonistico rispetto all'esistente.

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Il logo di Situazionismo e Libertà

Cosa ne pensi della nostra classe dirigente? E dell'antipolitica? Dell'attuale classe politica nel suo insieme penso che si segnali per la sua mediocrità culturale, l'assenza di fantasia, la natura piccolo borghese conformista. Di coloro che fanno riferimento all'antipolitica, penso che si tratti di una subcultura giovanile con venature ora autoritarie ora segnate da un tipico analfabetismo proprio delle società spettacolarizzate, delle cosiddette società dello spettacolo.

Ti sei candidato al Quirinale. Cosa ne pensi di Mattarella? E di Magalli? Mi ero già candidato alle primarie del centro-sinistra. Questa volta ho ottenuto più di 1200 voti alle Quirinarie on line del Fatto Quotidiano e 1 voto in aula. Credo che per un movimento nato in modo artigianale sia un fenomeno. Su Mattarella penso che sia il meglio che potessero ottenere le forze di centro-sinistra. Sicuramente, diversamente da Amato, non appartiene alla massoneria... certo, c'è un elemento clericale, forte, che si vede anche nella fissità del collo della persona. Di Magalli, invece, non penso nulla. Penso che sia stata una pura casciara qualunquista.

Il simbolo del tuo movimento è stato disegnato dal celebre disegnatore di Charlie Hebdo Wolinski, morto in seguito all'attentato di Parigi dello scorso 7 gennaio. Qual è la tua opinione su quello che è successo? La ragazza che mostra il seno è un'immagine liberatoria. Custodisco le parole di Wolinski: "Qui in Francia non crediamo alle monzogne delle religioni". Evidentemente a degli estremisti che fanno riferimento a un pensiero proprio dei barbari, tutto questo risultava inaccettabile. Charlie Hebdo appartiene alla mia storia personale. Lo leggo dalla prima volta che mi capitò di andare in Francia, da solo, nel 1971. Wolinski è stato uno dei più straordinari narratori che l'Europa abbia mai avuto. Avrebbe meritato il Nobel. Più modestamente, io son felice di avergli consegnato il Premio Durruti nel 2013.

Di recente hai denunciato il Fatto Quotidiano. Cosa è successo? Sì, ho deciso di fare causa al Fatto Quotidiano. Poi i risultati eccellenti alle Quirinarie ospitate dal sito del quotidiano mi hanno fatto cambiare idea. Mi sembrava che fosse già una risposta, uno schiaffo morale sufficiente. E' stato il giornale meno ospitale nei confronti della mia firma tra tutti quelli che ho avuto modo di frequentare nel corso di quasi 40 anni. La mia firma stava in uno stanzino e l'atteggiamento stalinista che ho vissuto da parte di Antonio Padellaro (l'ex Direttore del giornale, ndr) è qualcosa di inaccettabile. Le volte in cui ho ricevuto le sue telefonate in cui mi si accusava di intelligenza col nemico perché facevo una trasmissione con Antonello Piroso e mi si diceva che non avevo diferso il giornale... tutto questo basta a far vivere come un sollievo il fatto di non avere nulla a che spartire con il Fatto. All'inizio pensavo che la cancellazione venisse da Padellaro, invece poi ho saputo per certo che è stato Travaglio a volermi fuori. Evidentemente il nuovo Direttore pretende tra le firme del suo giornale soltanto degli yes man, persone che rispondono al suo orizzonte privo di fantasia che non sia quella giudiziaria.

Quanto è importante per uno scrittore saper utilizzare i social network? Io sono innanzitutto uno scrittore. Tutto ciò che faccio lo faccio innanzitutto come uno scrittore. Non so se sia importante. Nel mio caso è stato un modo che mi ha consentito di creare la mia televisione. Non sono un digital native, non penso di essere un maestro. penso che nessuno oramai possa fondamentalmente eludere l'esistenza del web 2.0. Personalmente, questo "guscio di noce", come lo chiamo, di Teledurruti mi ha permesso di superare i momenti più difficili, ossia quelli in cui hanno cercato di spezzarmi le gambe e non ci sono riusciti. Non ci è riuscita Concita De Gregorio all'Unità, né i vari Padellaro e Travaglio al Fatto Quotidiano. Sono sempre qua, sulla barricata.

a cura di Federico Iarlori - @fredjarl

Crediti: Fulvio Abbate