Expo 2015: Aldo Grasso, Il Corriere e la polemica su giovani e lavoro

Aldo Grasso nella sua paternale in video
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“Una generazione non abituata al lavoro”: Aldo Grasso commenta così il record di rinunce ai contratti di lavoro (non qualificato) previsti da Expo 2015. L'indignazione dilaga.

Il pretesto perché Aldo Grasso aprisse bocca sull'argomento è che la notizia l'hanno data anche i telegiornali. In quel caso il più celebre esperto di televisione d'Italia può partire con la paternale, e schiaffeggiare i giovani “choosy” in stile Fornero - Michel Martone - Brunetta. “Sono sconcertato che si dica di no a un lavoro in un momento di crisi come questo. C'è una generazione non abituata al lavoro, specie al lavoro estivo”. La notizia – riportata dal Corriere della Sera - è questa: circa l'80% degli under 29 arrivati a un passo dalla firma per lavorare all'Expo hanno rinunciato. Attenzione a non fare di tutta un'erba un fascio: non si tratta di tutti i lavori previsti per Expo, ma soltanto – citando il Corriere - “della squadra che si occuperà degli 84 quartieri nei quali è stato suddiviso il sito espositivo per la gestione operativa”, selezionata dall'agenzia interinale Manpower che offriva un contratto di apprendistato a 1.300-1.500 euro per i mesi dell'Expo (a Milano difficilmente ci paghi l'affitto), comprensivo di festivi e notturni. Sulla base di questo, Aldo Grasso ha dato degli schizzinosi ai giovani italiani, scatenando su Twitter paragoni con l'Istituto Luce.

Il sito NextQuotidiano raccoglie sommariamente commenti e reazioni alla notizia, che pur non riferendosi ai lavori di cui parla il Corriere evidenziano le condizioni di disagio attraverso cui sono passate le persone che si candidavano a un impiego all'Expo: lentezze e disordini amministrativi (colloqui iniziati ad ottobre, non ancora conclusi), incoerenze sul compenso, forme contrattuali non all'altezza. Perché, per un lavoro di pochi mesi a tempo determinato, si deve fare un contratto di apprendistato? 1.300 euro per un lavoro estivo sono pochi, soprattutto per una generazione qualificata come gli under 30 italiani. I lavori qualificati, invece, proponevano contratti di stage per figure junior: come sono stati selezionati invece i responsabili? Per rispondere al qualunquismo di Aldo Grasso, ecco la spiegazione: le selezioni per i lavori per cui i giovani italiani hanno studiato erano assenti; il lavoro da accettare tappandosi il naso era mal pagato; la trasparenza nelle selezioni completamente assente. Forse manca la fame di lavoro, ma il problema essenziale è uno solo: in Italia i giovani laureati ambiscono a fare qualcosa di meglio che gestire le file d'ingresso all'Expo.

Crediti: corriere.it