Chef Rubio: L'intervista esclusiva a Gabriele Rubini

Gabriele Rubini in arte Chef Rubio
Ecrit par

Durante le giornate del Better Days Festival abbiamo incontrato Gabriele Rubini, alias Chef Rubio. Scopri che cosa ha detto in esclusiva per meltyBuzz!

“Ho cominciato a fare i miei video perché vedevo che il cibo non veniva raccontato come avrei voluto”. Questa è la frase di partenza, semplice ma al tempo stesso esauriente, attraverso la quale è possibile comprendere il successo di Gabriele Rubini, meglio conosciuto al grande pubblico con lo pseudonimo Chef Rubio. Di lui sono noti il passato da rugbista e la consacrazione con il programma “Unti e bisunti” sul canale DMAX, che l’ha trasformato in uno dei personaggi televisivi più apprezzati nel panorama italiano. Approfittando della sua partecipazione al Better Days Festival, siamo riusciti a strappargli un’intervista che si è trasformata subito in una conversazione molto interessante (almeno per chi scrive) su diversi temi: dal cibo alla televisione passando anche per il Web e i social network. Insomma un colloquio che mette in risalto le qualità di Chef Rubio non solo come cuoco ma anche come attento osservatore del suo lavoro e quello che gli sta intorno, non fermandosi mai alla prima impressione, ma cercando invece di andare molto in profondità. Non perdetevi quindi di seguito l’intervista esclusiva.

Quanto è cambiato il tuo il linguaggio passando dal Web alla televisione? Sicuramente ho avuto delle accortezze. Sul Web è necessario avere una chiave ironica come apripista per poter far breccia nelle persone che si possano riconoscere con il personaggio e accorgersi quindi che si è presenti. Quando si estende il minutaggio e si va, come in questo caso, in una situazione televisiva l’ironia non è sufficiente, ma bisogna ampliare la propria dialettica e riuscire a oscillare tra i diversi momenti, che vanno dal serioso e l’ironico, arrivando a trovare un giusto equilibrio tra le parti. A quel punto le cose cominciano a essere interessanti.

Quanto lavoro c’è dietro a un programma che si caratterizza per la sua spontaneità? Su alcune cose mi sono accorto di essere fortunato, ho una spontaneità innata e riesco a creare un’empatia con le persone. Quando poi vedi che provano del rispetto e della stima nei tuoi confronti tutto il resto diventa molto semplice, al netto di altre difficoltà che possono essere gli imprevisti o altre defezioni, ma la quadratura generale è già stata trovata e dalla spontaneità si può ricavare qualcosa di particolare.

Che rapporti riesci a instaurare con i tuoi ospiti? Innanzitutto sono io il loro ospite, poiché sono loro che mi aprono la porta nel loro Mondo, quando non è detto che la debbano aprire e che debbano essere contenti di parlarne, anche perché magari hanno già avuto qualche esperienza non positiva con il mondo della televisione, che a volte si è nutrita di queste storie non dando nulla indietro e anzi raccontandole in maniera sbagliata. Bisogna entrare sempre in punta di piedi a casa degli altri e non tutti lo fanno.

La prima ricetta di Chef Rubio: Fish & Chips

Come mai quasi tutti i programmi di cucina sono presentati sotto forma di Game? Non so perché ma ormai la componente della sfida è necessaria in un programma che riguarda il cibo e ciò mi lascia perplesso. Ho dovuto abbozzare su questo fattore ma mettendo dei paletti precisi, ovvero farlo in maniera ironica senza autocelebrarsi e sopratutto utilizzarlo come espediente per raccontare ciò che mi interessa, che può essere parlare di un piatto in particolare o una persona specifica. Il gioco fine a sé stesso quando si parla di cibo a me non piace, considerando che, sembra retorico, ma c’è gente che non mangia neanche un pasto al giorno e quindi sarebbe un messaggio sbagliato e deleterio per un programma che dovrebbe sensibilizzare su una giusta alimentazione.

Cosa pensi del linguaggio utilizzato da personaggi come ad esempio Benedetta Parodi sul cibo? Benedetta Parodi, insieme ad altre persone che fanno quel genere di trasmissione, è uno dei motivi per cui io mi sono messo in gioco sulla rete per dare un altro punto di vista su questi argomenti. Per me è assolutamente deficitario un linguaggio di questo genere. Massimo rispetto per il lavoro altrui e non la vivo come antagonista, ma a mio parere sono due sfere molto diverse e rivolte anche a un pubblico diverso.

Che valore ha la componente estetica anche nello street food? L’estetica per lo street food è una componente necessaria. Magari prima la gente si inibiva perché questo cibo veniva presentato male. Cambiando alcune cose, non stravolgendo ma solo facendo attenzione ad alcuni elementi, è una mossa vincente perché mantieni la tradizione ma riesci a essere al passo con i tempi. Sono assolutamente favorevole e contento di un miglioramento di questa componente, non lo sarei però del fronzolo fine a sé stesso che stravolge il prodotto attraverso una chiave hipster.

Qual è la tua definizione di food porn e a cosa serve? Il food porn per me è importante, io stesso cerco di far conoscere alcuni posti scattando una foto e pubblicandola sui miei canali social. Il problema è che bisognerebbe farlo solo se hai effettivamente intenzione di mangiare quel piatto. Ho scoperto adesso che moltissime foodblogger comprano alcuni prodotti e dopo averli postati li scartano gettandoli. Per me questo è d’arresto! Se c’è un iter per cui si compra un prodotto e prima di mangiare si fa una foto è utile per facilitare la comunicazione del consumo di un prodotto. E’ lo stesso discorso che faccio sul porno: c’è quello sterile senza cura e unilaterale come punto di vista, mentre invece c’è quello che tiene i considerazione sia la parte maschile che quella femminile, utilizzando anche una certa eleganza, che si potrebbe definire arte.

Come utilizzi i tuoi canali social? Sui social cazzeggio molto ma cercando di bilanciare le diversi componenti del linguaggio. Se devo fare una denuncia la faccio in chiave ironica in modo tale che chi vuole capire capisce, se devo raccontare qualcosa a cui tengo cerco di farlo capire utilizzando un linguaggio specifico. C’è un’alternanza di toni seriosi e temi “cazzoni” che si equivalgono, ma anche quest’ultimi hanno una loro funzione critica.

Qual è il tuo piatto preferito? Quello che andremo a mangiare adesso, perché sto morendo di fame e quindi sicuramente sarà buonissimo!

Crediti: web , DMAX