Checco Zalone nuovo Fantozzi? Proprio per niente

Checco Zalone Quo Vado
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Checco Zalone è il nuovo Fantozzi? Da più parti si legge di questa analogia ma noi non siamo affatto d'accordo.

Il nuovo film di Checco Zalone è sulle bocche di tutti grazie al successo strepitoso che sta raccogliendo e quasi tutti coloro che ne parlano hanno notato qualcosa di particolare: non si tratta di un cinepanettone ma di un genio comico capace di una satira feroce nei confronti della nostra società. Questi film, tra 40 anni, saranno considerati con lo stesso rispetto che noi utilizziamo nei confronti della saga di Fantozzi (almeno dei primi due episodi). Le cose stanno proprio così? Ovviamente ognuno ha le proprie opinioni e quindi stanno certamente così per chi la vede in questa maniera. Il Corriere della Resa, però, vorrebbe tentare un'analisi della pellicola per quanto riguarda la parte comica della stessa, non reputandoci affatto critici cinematografici e quindi senza prenderci troppo sul serio (potrebbero esserci piccole tracce di spoiler nelle righe seguenti).

Una scena meravigliosa tratta da "Prendi i soldi e scappa"

Iniziamo con la qualità del film: ovviamente non può essere certo la confezione tecnica della pellicola il punto forte di un'operazione di questo genere (non lo era nemmeno dei primi Woody Allen, del resto); il valore dell'opera dovrebbe essere riassunto nella sua vis comica, nell'irriverenza, nella critica mordace alla società italiana. Quo Vado è capace di puntare il dito contro il pubblico e dire: “Cari italiani, questi sono i vostri vizi, in questa pellicola parliamo proprio di voi che state sgranocchiando pop corn in sala"? La nostra risposta è ni. Questa meritoria e teoricamente rivoluzionaria operazione accade soltanto per metà, visto che poi il lieto fine buonista (nella sua vera accezione, non in quella che Salvini dà al termine) manda in vacca tutto e ci lancia il messaggio opposto, dicendoci che sì, l'italiano ha mille difetti ma anche se è incivile ha un cuore grande e quindi volemose bene.

Una scena del film

Proprio nella mancanza di coraggio nel portare le premesse alle estreme conseguenze, secondo noi, sta la debolezza del film, complessivamente carino e sicuramente superiore a tanti suoi concorrenti per dialoghi e battute, ma alla fine eccessivamente indulgente. I personaggi negativi si riscattano ed alla fine non sono così negativi in un'autoassoluzione di massa che ottiene l'effetto opposto rispetto a quello che dovrebbe raggiungere la satira sociale: la pellicola non è impietosa nei confronti dei suoi obiettivi satirici ma risulta alla fine essere indulgente nei loro confronti, operando un rovesciamento complessivo del significato che l'opera dimostrava di avere fino a quel momento. Per questa ragione, secondo noi, è vero che non ci troviamo di fronte ad un cinepanettone (anche se alcune scene, come la masturbazione dell'orso polare, vengono direttamente da lì), ma è meglio lasciar riposare in pace il ragionier Fantozzi Ugo. La pellicola di Luciano Salce riuscì ad essere cattiva fino in fondo, spedendo nella scena finale il protagonista nell'acquario della megaditta insieme agli altri dipendenti. Se la cattiveria della satira alla fine diventa indulgenza, l'effetto che si ottiene è quello di rendere simpatici i portatori dei difetti messi alla berlina fino a quel momento e rassicurare il pubblico invece di inquietarlo e farlo riflettere. Ma forse era proprio questo l'effetto voluto, visto l'enorme successo commerciale (anche se un po' aiutato da una distribuzione senza precedenti) di questo genere di commedie. In sintesi meglio evitare che, sentendosi messo troppo in discussione nelle sue convinzioni, il dipendente comunale scansafatiche corso al botteghino l'anno prossimo decida di scegliere Massimo Boldi.

Il finale di Fantozzi
Crediti: web , Sorrisi e canzoni, Panorama