Beppe Grillo: Continua il click-baiting su Facebook

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Beppe Grillo continua l'opera di informazione creativa e prosegue col click-baiting. Decine di casi al giorno. Oggi analizziamo un episodio che riguarda il Partito Democratico.

“ULTIM'ORA: neanche una riga sui giornali. In 15 del PD in tribunale. Sapete chi sono e per quale reato? ” Il tutto accompagnato da una foto di Renzi e Bersani e la scritta: "TERREMOTO NEL PD: 15 INDAGATI". Ci si immagina uno scandalo di dimensioni apocalittiche, con Renzi, Bersani, Napolitano, Letta e Civati dietro le sbarre a meditare sui propri errori e la definitiva pietra tombale posta sulla casta, ed invece si tratta semplicemente del nuovo caso di click-baiting di Beppe Grillo (ci sono anche pagine Facebook dedicate al fenomeno, quindi ormai siamo abituati). Non ci resta che aprire il link del fido sito TzeTze e scoprire che... si parla di 15 persone che ad Imola sono indagate per abuso d'ufficio per una vicenda di autovelox. Ovviamente è un reato che va perseguito penalmente e di cui è giustissimo individuare i colpevoli, ma la notizia ci sembra giusto un filo meno eclatante di quanto prospettato. Andiamo ad analizzare gli elementi che Beppe Grillo ci suggerisce nel link che potete vedere embeddato al termine dell'articolo. Innanzitutto: NEANCHE UNA RIGA SUI GIORNALI.

Forse qualche riga sui giornali c'è
Beppe Grillo: Continua il click-baiting su Facebook

Come si vede dall'immagine, non è esattamente così, visto che Google News, oltre ai link principali, ci dà altre 23 possibilità per approfondire. Ad esempio, se volete controllare, potete leggere qui l'articolo di Repubblica sul tema, qui quello del Resto del Carlino, qui quello del Corriere della Sera. Aprendo poi gli articoli, si scopre altro: i 15 indagati non sono nemmeno tutti politici, visto che nei 15 ci sono 4 dipendenti comunali e due comandanti della Polizia Municipale. Da questa estate Facebook sta cercando di porre un rimedio alla pratica del click-baiting (attraverso la modifica di alcuni algoritmi), che porta facili guadagni ai siti che lo attuano lucrando sulla creduloneria di molti utenti dei social network. Ci riuscirà? Vedremo!

Il post di Beppe Grillo su Facebook
Crediti: web