Houellebecq sugli attentati a Parigi: più Sgarbi che Oriana Fallaci

Houellebecq e Sgarbi
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Michel Houellebecq ha fatto parlare di sé per una tribuna sul Corriere in cui attribuiva precise responsabilità politiche sugli attentati di Parigi. Ma i toni non erano quelli di una “Soumission”...

Giovedì 19 novembre, Twitter sembrava essere tornato all'alba del 2015, quando il 7 gennaio si verificarono due importanti eventi in simultanea (seppur di diverso tenore): la strage terrorista di Charlie Hebdo e la pubblicazione del controverso romanzo “Soumission" di Michel Houellebecq. Allora, lo scrittore misantropo che vaticinava l'arrivo dei Fratelli Musulmani al potere in Francia finì in trend topic per la (tragica) coincidenza con l'attacco islamista al settimanale satirico (guarda la sua ultima copertina "edonista" sugli attentati di Parigi). Oggi Houellebecq torna ad attirare le attenzioni degli utenti web per una tribuna scritta, concessa in esclusiva al quotidiano italiano Corriere della Sera, nella quale ha esposto la sua personale opinione sul venerdì di sangue nel cuore di Parigi.

Houellebecq sugli attentati a Parigi: più Sgarbi che Oriana Fallaci

Houellebecq, dopo aver fatto prova di disincantato realismo nei confronti dei connazionali (“La Francia resisterà (…) anche senza sbandierare un eroismo eccezionale, senza aver nemmeno bisogno di uno «scatto» collettivo di orgoglio nazionale. Resisteranno perché non si può fare altrimenti, e perché ci si abitua a tutto. E nessuna emozione umana, nemmeno la paura, è forte come l’abitudine”), è passato all'offensiva contro la politica francese: “La situazione incresciosa nella quale ci ritroviamo è da attribuire a precise responsabilità politiche (…) È assai improbabile che l’insignificante opportunista che occupa la poltrona di capo di Stato, come pure il ritardato congenito che svolge le funzioni di primo ministro, per non parlare poi dei «tenori dell’opposizione» (LOL), ne escano con onore”.

Houellebecq sugli attentati a Parigi: più Sgarbi che Oriana Fallaci

“Insignificante opportunista”, riferito al Presidente François Hollande, e “Ritardato congenito” affibbiato al premier Manuel Valls. Epiteti che ricordano più le invettive di un Vittorio Sgarbi che gli elementi dell'impianto ideologico di una Oriana Fallaci, alle cui profezie sulla Francia nell'era dello “Scontro di Civiltà” post 11 settembre è stata accostata la fantapolitica romanzata di Houellebecq. Il quale, pur definendo i suoi concittadini “docili” e “non difficili da governare” (un'involontaria citazione di Mussolini?), li assolve: “La popolazione (…) non ha fallito in nulla. In fondo, non si sa esattamente che cosa pensa la popolazione, visto che i successivi governi si sono guardati bene dall’indire dei referendum. Tranne uno, nel 2005, ma hanno preferito non tener conto del risultato (il referendum sul progetto di Costituzione Europea, bocciato dai francesi ma riproposto all'interno del Trattato di Lisbona).

Anzi, a dirla tutta, sul tema del fondamentalismo i ruoli sembrano essersi invertiti. Mentre Michel Houellebecq fa il grillino - come dice Dagospia - elargendo insulti ai politici, Vittorio Sgarbi si fa statista (per una volta), come nel corso del monologo a “Virus” su Rai Due lo scorso settembre: una dichiarazione di guerra, sì, nei confronti dell'ISIS, ma brandendo la cultura quale vera arma di coesione nazionale e umanistica. Quella che Houellebecq ha un po' messo da parte, in questi giorni di lutto al di là delle Alpi, in favore di un certo rancore populista espresso nei confronti del potere rappresentativo, che dovrebbe lasciar spazio ad un'indefinita democrazia diretta. Salvo poi cadere nella “trappola” del leader, come un... grillino qualunque: “Ahimè - non abbiamo un Churchill alla guida del Paese”.

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