Andrea Scanzi vs Daniele Luttazzi: Il botta e risposta sulla satira in Italia

Scanzi vs Luttazzi: il botta e risposta
Ecrit par

Andrea Scanzi scrive un pezzo sulla crisi della satira in Italia, Daniele Lutazzi gli risponde, seccato, sul suo blog e il giornalista del Fatto non sta a guardare... Ma l'ultima parola è del satiro!

Andrea Scanzi riesce a sollevare un polverone quando esprime un giudizio sulle infradito, figuriamoci se si mette a scrivere un necrologio sulla satira in Italia. E infatti così è stato. Il suo pezzo, pubblicato sul Fatto Quotidiano, in cui denuncia la crisi della satira nella tv italiana - secondo lui oramai si salva solo Maurizio Crozza (guarda qui la sua ultima copertina a diMartedì) e poco altro -, sta sollevando un interessante dibattito su Internet. Il merito di questa discussione - ce ne fossero di così costruttive - è di Daniele Luttazzi, uno dei comici più talentuosi del circuito mediatico nostrano, ritiratosi dalle scene (o meglio, dal piccolo schermo, visto che nel frattempo ha scritto due libri) dopo le accuse di plagio mosse da un paio di maniaci da tastiera e poi rimbalzate sui media generalisti. Luttazzi ha infatti da poco ricominciato a scrivere sul suo blog dopo una lunga pausa. Prima un post dedicato a Beppe Grillo (di cui vi abbiamo già parlato), poi questo commento articolato all'articolo di Scanzi, accusato di essere caduto nella trappola del "kitsch sentimentale", ovvero una particolare forma di "patetismo" nei confronti di ciò che c'era e non c'è più a costo di perdere il contatto con la realtà e ingannare i lettori.

Nel suo articolo Andrea Scanzi scrive che Daniele Luttazzi si è "smarrito negli anni" e che dopo il monologo "strepitoso" del 2010 a Raiperunanotte è "inciampato nella querelle plagio e in un ostinato mutismo rancoroso". Il comico gli ha risposto a tono: "Non mi sono mai smarrito in vita mia, caro Andrea, e sono alquanto prodigo di ciarle, per un muto ostinato e rancoroso - ha scritto nel suo post -. Ho continuato a fare satira, politicamente: come ho spiegato in tutte le interviste possibili, ho deciso di non fare teatro finché non potrò tornare in tv. La censura, eseguita nell’ombra, va portata alla luce: è il senso politico della mia assenza dalle scene, che nessun giornalista ha ancora raccontato". E poi continua: "Non c’era alcun plagio, né i comici stranieri gentilmente informati dai diffamatori mi hanno fatto causa. L’orda considerava plagio, fra l’altro, la mia battuta su Giuliano Ferrara, che fu il pretesto con cui Campo Dall’Orto chiuse Decameron; ma una sentenza del 2012 afferma che non era affatto plagio: mi hanno risarcito con un milione di euro. Parlare ancora, dopo sei anni, di generica querelle plagi, è un modo per continuare la gogna a mezzo stampa, parandosi il culo".

Ma Andrea Scanzi non è certo il tipo che rimane in un angolo del ring ad incassare colpi senza fiatare. La sua risposta sul Fatto Quotidiano non si è fatta attendere. "Daniele è sempre stato “più permaloso di una mina” (cit.), persino più di me, e se non lo incensi per rappresaglia invade la Polonia - leggiamo grazie a Dagospia. - È fatto così. [...] PER DANIELE i miei articoli sembrano necrologi e mirano a dimostrare che un artista un tempo grande ora non lo è più. Forse, chissà, si è sentito parte in causa. Parla anche di “decomposizione” che “solo io vedo”. Dipende: se alludiamo alla sua carriera, è vero il contrario". Poi ha scritto: "È comunque un passo avanti: negli ultimi sei anni o non rispondeva o si intervistava da solo. Ho provato a togliere dalla sua risposta le parti rancorose, poco lucide e tromboneggianti. Solo che, se le toglievo, non restava niente. Così le ho lasciate. È la prima volta che vengo usato come un predellino da satirici un po’ in disgrazia, ma tutto sommato non è male". E ha concluso con un invito: "Caro Daniele, smettila di frignare, scegli ossessioni migliori del sottoscritto, ritrova la tua lucidità antica. Sii meno noioso (e prolisso). E muoviti a tornare a teatro. Ce n’è bisogno".

Puntualissima la replica di Luttazzi, sempre sul suo blog. Nel post in questione, intitolato "Sulla non replica", il satiro ha rimproverato a Scanzi di aver utilizzato il cosiddetto "argomento ad hominem", tipico del blogger e non del giornalista. Ovvero: l'invettiva sulla persona e non sul merito del problema. "Scrivere che l’interlocutore “frigna” è fare dello sfottò", ha scritto Luttazzi. E lo sfottò - spiega - "è il surrogato reazionario della satira". Il comico romagnolo invita quindi Andrea Scanzi a studiare prima di scrivere: "Quando non si hanno i mezzi culturali per rispondere a proposito (tecnica, logica, informazioni eccetera), la via più prudente, specie per un giornalista, sarebbe quella di astenersi dal farlo, in attesa di completare lo studio", sostiene Luttazzi. Per poi aggiungere: "Formazione e informazione si tengono a vicenda. La prima, fra l’altro, evita che la seconda proceda per pregiudizi e luoghi comuni, come quello di considerare una frase “plagio” di un’altra, solo perché simile o identica, dopo averle estrapolate entrambe dal loro contesto". Insomma, voi da che parte state? Venite a dire la vostra twittando al nostro account ufficiale @meltybuzz_it.

Crediti: web