Ti pago in visibilità: L'intervista alla pagina FB

La pagina Ti pago in visibilità
Ecrit par

Questa settimana per la rubrica "3 domande a" abbiamo intervistato la divertente pagina Facebook “Ti pago in visibilità”. Scopri di più.

Una nuova valuta di scambio si è introdotta nell’epoca digitale che stiamo vivendo. Come molti immagineranno si tratta della Visibilità, una moneta che i giovani, ma anche i meno giovani e soprattutto chi prova a cimentarsi in lavori creativi, sono costretti spesso a dover accettare per i loro sforzi. Ultimamente però si assiste ad un uso un po’ perverso di questo metodo di pagamento (se così si può chiamare), per cui ci si trova a ricevere sempre di più a proposte indecenti (non come il film con Robert Redford e Demi Moore) offerte in cambio di questo genere di prestazioni. Per questo su Facebook è nata la pagina “Ti pago in visibilità” che raccoglie le migliori e peggiori esperienze di questo tipo. Per la nostra consueta rubrica 3 domande a abbiamo quindi incontrato l’autrice di questa fan-page che si presenta così: “Mi chiamo Lidia, ho 23 anni e studio a Milano per diventare copywriter in agenzia pubblicitaria”.

Come e quando ti è venuta l'idea di creare questa pagina? La pagina è nata mentre preparavo la tesi nel gennaio 2015 (il delirio pre-laurea porta sempre a esperimenti oltre l'umano limite del cazzeggio) e in una settimana è arrivata a 5000 like, un successo che non mi aspettavo assolutamente. Dato che nel tempo libero mi dedico all'illustrazione e al fumetto, frequento vari gruppi Facebook di artisti in cui si condividono le opere e le esperienze relative al mestiere. Molte persone riportavano le proprie esperienze con "committenti" che volevano delle opere in cambio di niente o di "visibilità" su youtube e pagine social (spesso con un numero bassissimo di utenti) e pubblicità fra conoscenti. Alcune erano davvero esilaranti e tragicomiche, allora ho semplicemente pensato di raccoglierle tutte insieme in uno spazio e ho creato la pagina. Adesso mi scrivono in centinaia per raccontare alla comunità le proprie disavventure.

Qual è il valore della visibilità attualmente? Com’è nato questo strano meccanismo secondo te e che effetti ha portato? Volevo che lo scopo principale fosse ridere di queste vicende, associandovi una riflessione sulla scarsa considerazione che in Italia si ha dei lavori relativi alla creatività, dall'hobbista della domenica al professionista con partita Iva. Speravo servisse su due fronti: far sentire meno "soli" quelli che cercano di campare con le proprie capacità, e allo stesso tempo "sensibilizzare" chi chiede dei lavori, senza pretendere di averli gratis o promettendo una visibilità che non serve a niente e non ripaga l'artista del materiale, del tempo e delle conoscenze acquisite in anni di duro esercizio e ricerca.

Quali sono i post che hanno avuto più successo e quali sono i commenti più divertenti che hai ricevuto dai tuoi fan? Gli utenti spesso mi scrivono semplicemente per ringraziare perché si sentono capiti, il "mal comune mezzo gaudio" li aiuta ad affrontare un diffuso malcostume con una risata. Altre volte, nei commenti, si aprono interessanti discussioni sui compensi più o meno appropriati da chiedere o sul modo di porsi con i clienti per essere professionali. Ci si confronta e ci si scambia opinioni, partendo dalla tematica comune per poi differenziarsi a seconda dei lavori: ci sono fotografi, makeup artist, musicisti, grafici, altri professionisti non necessariamente creativi, di tutto e di più. Cerco di fare molta attenzione ai commenti, eliminando gli insulti gratuiti che non contribuiscono al contenuto. In toni civili si può scriver tutto. I post più popolari sono quelli in cui, oltre alla visibilità, le offerte di pagamento sono fantasiose (ci fu uno che pagava in pizza) e quelli in cui lo scambio tra artista e committente diventa acceso e senza mezzi termini.

Crediti: facebook, giordano efrodini