Suburra: Stefano Sollima è caduto nella trappola della viralità?

Stefano Sollima e Pierfrancesco Favino
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E’ uscito il 14 ottobre Suburra, il nuovo film di Stefano Sollima. La pellicola è stata apprezzata dalla critica e dagli spettatori, ma sembra essere caduta nella “trappola della viralità”, puntando più su scene epiche che sulla trama.

Nell’epoca del web 2.0 quali sono i criteri per giudicare la qualità di un film? Sicuramente quello che una volta veniva chiamato passaparola e che ora, almeno per quanto riguarda i social, è stato ribattezzato con People Talking About, ovvero tutte le “persone che parlano di questo argomento”. L’obiettivo quindi è sempre più legato al livello di viralità che una pellicola riesce a raggiungere in Rete, per poter invogliare il maggior numero di persone, ormai sempre più connesse, ad andare al cinema a vedere lo spettacolo. Se all’inizio questo fenomeno accadeva in maniera naturale, attraverso condivisioni di clip diffuse su YouTube e riprese da diversi utenti sui propri profili Facebook, adesso si può quasi intravedere una strategia che possa portare a questo risultato. Un esempio di quanto detto può essere notato nel nuovo film di Stefano Sollima, Suburra (leggi qui la recensione).

Sono diversi i passaggi all'interno del film che possono esemplificare il concetto di “trappola della viralità”. Ovviamente tralasciamo le scene iniziale e finali che devono essere memorabili di loro natura, in modo tale da rimanere impresse nel ricordo dello spettatore. Quando però la storia dovrebbe cominciare, appare la sequenza in cui l’onorevole Malgradi, interpretato da un credibile Pierfrancesco Favino, va a letto con le due escort ripresa in maniera abbastanza innaturale ed esageratamente piena di pathos. Lo stesso Favino che dopo l’amplesso orina dal balcone con San Pietro sullo sfondo sembra voler solo offrire alle persone presenti in sala un’immagine sensazionale da ricercare sul proprio computer una volta tornati a casa. Anche i dialoghi sono caratterizzati da frasi ad effetto e silenzi eccessivi, in un romano forse a volte un po’ forzato, che dà l'impressione di venire direttamente da Romanzo Criminale (vedi la scena con Claudio Amendola e Alessandro Borghi).

Sia chiaro, in questo articolo non si vuole parlare male del regista di lavori eccellenti come Romanzo Criminale - La serie, ACAB - All Cops Are Bastards e Gomorra - La serie. Si tratta di analizzare il pericolo di cadere in una trappola che può colpire anche i migliori. Infatti la pecca di Suburra è di cercare di far diventare ogni scena epica, quasi che il fine sia quelli di poter realizzare il massimo numero di visualizzazioni su YouTube. Questa scelta va a inficiare la fluidità del film, per cui non esistono momenti bassi in cui scorre la storia, ma, per la maggior parte, momenti da ricordare, anche per le ottime performance di attori del calibro di Pierfrancesco Favino, Elio Germano e Claudio Amendola. Insomma si può parlare di una tentazione della viralità che si può nascondere dietro ogni bravo regista, forse, dato il periodo storico, troppo attento al pubblico degli internauti piuttosto che a quello presente in sala.

Crediti: My Movies, web